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Che ne pensa della proposta Tremonti-Brunetta-Sacconi sulla partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese?
Che sbagliano non avendo mai probabilmente gestito un’azienda .
Infatti l’utile è il risultato di molte componenti e solamente una di queste è il lavoro dipendente. L’utile è il risultato di un mix estremamente vario di fattori e la produttività generica non ha significato; dipende inoltre dal comportamento e dalla capacità dei competitors mondiali. Vuol dire decidere su patrimonializzazione, leve finanziarie, opinabilità delle spese, investimenti, tempi dei risultati, gestione della liquidità, politica dei dividenti etc. Ottima l’analisi di Franco Debenedetti, uno di sinistra, su tali temi. Anche Massimo Calearo , sempre del PD e che di aziende ne capisce, dice che è una “vera e propria fuga dalla realtà” . Ci aggiungo io che sarebbe anche un esproprio. Il diritto di proprietà è sancito dalla Costituzione . Facile avere il godimento del frutto della proprietà senza gli oneri che essa comporta. Scusate, è come dire: non compro la casa, l’auto e quant’altro, ma vorrei usare la vostra senza alcun esborso.
E’ qualcosa che fa pensare all’antico cavallo di battaglia dei socialdemocratici tedeschi, la “Cogestione”?
Nel sito Centro di Studi Liberali (http://www.studiliberali.it/uploads/LAVORO/DIE%20ETHIK%20DES...pdf) trovate un estratto dell’interessante volume Die Ethik des Erfolgs, del past president della confindustria tedesca Hans Olaf Henkel e già direttore di IBM Europ : Un sistema unico al mondo e disastroso, ora in fase di ridimensionamento.
Può favorire la produttività e il senso di responsabilità dei lavoratori?
No, assolutamente no, nelle aziende ogni divisione, ufficio, stabilimento, manager, ricercatore ha obiettivi e risultati propri sui quali è premiato (o licenziato). L’utile è un minestrone che remunera chi ci ha messo i soldi a rischio. Che non raramente perde . E quando ci sono le perdite cosa succede ? I lavoratori mettono i soldi nell’azienda?
E’ un passo in direzione di una “democrazia diffusa”? E’ compatibile con il riformismo liberale, uno dei temi per cui si battono i Comitati per le Libertà?
Qui non c’entra nulla la democrazia diffusa e il riformismo. Qui sono in ballo la libera iniziativa, la proprietà, il diritto di fare impresa.
Papa Woytila anche per la Chiesa diceva che “non è una democrazia”: cioè: comando io. Figuriamoci in un’azienda, dove un imprenditore ci mette soldi, faccia, debiti. E’ lui che decide cosa e come fare. Ci si rende conto che dobbiamo essere meglio degli altri 6 miliardi di cittadini del mondo che ci stanno portando via mercati, a causa soprattutto dei problemi strutturali del Paese?
E il Pdl dovrebbe discutere sul tema, considerandolo coerente con il suo programma e i suoi valori?
Visto che mai questa cosa, credo la sola ormai che ci separa dal socialismo reale (che tutti abbia visto come sia fallito economicamente e socialmente) è mai stata discussa nel partito né è mai stata messa nel programma elettorale. Altrimenti… col cavolo che avrei fatto campagna elettorale mettendoci faccia e (come) sempre un po’ di soldi.
Le sembra che esista una “corrente socialista”, oggi, all’interno del Pdl?
A me pare semplicemente che il PDL esprima una politica poco liberale e certamente non in linea con il programma elettorale. Cosa c’è poi ora dentro il PDL e come partecipare, non è dato saperlo anche per uno che è stato fra i Delegati alla sua Costituzione.
Inoltre vari Ministri non si stancano di ripetere di essere socialisti, di fare una politica di sinistra “sociale” (che è quella che, si badi bene, anche i Liberali vogliono) e di essere “dirigisti”.
Quindi vediamo cosa si potrà fare e vedere in questo periodo di chiarimenti necessari.
Lasciate ora che sia io a fare delle domande:
- Se qualcuno vuole intraprendere e cogestire, non ha già lo strumento delle Cooperative con tante agevolazioni? Ammettendo che teoricamente siano cogestite. O vogliono espropriare?
- Se dicono “sarà libera contrattazione”, che bisogno c’è di una legge e perché le parti non lo hanno mai voluto fare?
- Per le società quotate, non basta che acquistino azioni e partecipino alle assemblee?
- Partecipazione agli utili vuole anche dire partecipazione alle perdite? Vuol dire che in aziende che non raramente perdono per alcuni anni i dipendenti percepiscono una retribuzione minima legale?
Ma non ci si è ancora accorti che il mondo e il mondo del lavoro è completamente cambiato e non è più quello di 50 anni fa?
Links consigliati:
Dal sito Centro di Studi Liberali:
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