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"Il Pdl è Berlusconi, ma Fini è il futuro. Più politica, meno chiesa: questa è l'Europa liberale
Scritto da Alessandro Trevisani   
Mercoledì 16 Settembre 2009 19:16

Marco TaradashTaradash, nel suo discorso a Gubbio Fini ha rimarcato la sua diversità di vedute con buona parte del Pdl, e reclamato maggiore confronto interno. Si tratta di un disegno politico oppure ci sono dietro ambizioni personali?
Non penso che Fini abbia intenzione di andare al Quirinale, sarebbe imprudente, quella è una scommessa che tutti i presidenti delle camere giocano e perdono. Semmai Fini ha l'intenzione di fare il leader politico: è dal giorno del congresso costitutivo del Pdl che ha iniziato a marcare il territorio. In sostanza Berlusconi ha dato all'Italia un contenitore politico, e lo ha fatto in modo eccellente, invece Fini lo ha riempito di contenuti: ora, visto che il partito non può fare a meno di Berlusconi, ma Berlusconi può benissimo fare a meno del partito, ecco che Fini si inserisce in questa contraddizione, e lavora per avere un partito vivo, dal quale Berlusconi non possa più prescindere.

Fini promosse il referendum elettorale di giugno, Berlusconi tentennò a lungo, disse che avrebbe votato sì ma poi lasciò libertà di coscienza. Per un liberale affezionato ai temi delle primarie e della democrazia diretta (uninominale, maggioritario) in questo scontro cosa conviene auspicarsi? La sconfitta di qualcuno o una riappacificazione?
Intanto diciamo che la strada referendaria è chiusa: bisogna avere fiducia che il parlamento si renda conto che va cambiata la legge elettorale.

È una fiducia ben riposta?
Berlusconi è meno sensibile ai temi istituzionali ed elettorali, gli interessa il concreto e il quotidiano: è l'uomo delle emergenze, ma anche dei grandi disegni, ai quali servirebbe però un bravo ingegnere. Quando Berlusconi deciderà di fare altro allora Fini potrà concretizzare i suoi progetti di largo respiro, incluso quello di allargare la partecipazione democratica dentro ai partiti. Adesso si è gettato in mare aperto, per costruire il futuro politico della coalizione. Ma finché c'è Berlusconi la destra è Berlusconi.

Fini a Gubbio ha ribadito di non apprezzare il ddl sul biotestamento così com'è stato approvato al Senato. L'attacco di Feltri a Fini è stato forse un primo risarcimento per la chiesa, irritata dall'attacco a Boffo?
E chi può saperlo? Secondo me Feltri in realtà fa quello che vuole. Piuttosto è vero che in Italia la politica è debole, a destra come a sinistra, e la chiesa ha una funzione di surroga rispetto al pensiero debole di questa politica, che non ha il coraggio di diventare liberale. Faccio un esempio: in Italia si invoca la libertà di coscienza unicamente, e paradossalmente, per negare la libertà di coscienza dei cittadini. Ovvero per negare la possibilità di scegliere in coscienza, da se stessi e per se stessi. Addirittura il Pdl tende a delegare al mondo religioso il ruolo di ultimo decisore sui temi etici. Questo non accade in nessun paese europeo, e Fini cerca delle soluzioni che appartengono alla destra liberale europea.

Allora è Fini l'ancora di salvezza per i laici del Pdl? Siamo certi che non scapperà al centro proprio coi cattolici dell'Udc?
La scelta maggioritaria di An esclude l'ipotesi della ricerca di alleanze fuori dal Pdl. Fini è semplicemente un fattore di ricostruzione di un sistema politico sotto tutela, disgregato dal colpo di stato della magistratura, dilaniato dagli scandali e dalle guerre che si fanno sui giornali.

Ma alla fine chi ha ragione, Fini o Berlusconi?
Fini fa bene ad agitare le acque, lui dà risposte liberali ai temi della politica. Del resto Berlusconi senza Fini è politicamente noioso. Dopo Gubbio il Pdl, grazie a Fini, diventa un partito normale, perché finalmente chi vuole degli spazi se li prende, senza dover chiedere il permesso a nessuno.

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