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“Era ora. Solo che forse è già tardi”.
Parola del filosofo e docente universitario Dario Antiseri, primo Presidente dei Comitati per le Libertà, interrogato sulla recente proposta di Walter Veltroni di una legge che possa in futuro regolare i conflitti di interesse.
Antiseri, la bozza pensata da Veltroni e redatta da Roberto Zaccaria – hanno aderito tra gli altri Bruno Tabacci dell’Udc, Massimo Donati e Leoluca Orlando dell’Italia dei Valori – è composta da 13 articoli. Principio base: chi ha un patrimonio di 30 milioni di euro, o è proprietario di un’impresa che opera con licenza statale non può ricoprire le cariche di ministro, sottosegretario o presidente del Consiglio. Deve scegliere. Se il soggetto decide di vendere l’impresa, ha sei mesi di tempo per farlo. È d’accordo?
“Mi sembra giusto, non c’è davvero nulla da obbiettare. Almeno nell’intenzione, nel merito e su altri punti come l’articolo 11 (quello che punta a garantire la parità di condizioni d’accesso ai media durante la campagna elettorale). Perché invece sulla tempistica, la questione mi lascia davvero perplesso: ma Veltroni e gli altri del centrosinistra non potevano fare una cosa del genere, o almeno tentarci, quando erano al governo? Perché sono rimasti immobili in tutti questi anni?”
Appunto, perché?
“Mah, un motivo potrebbe essere l’esigua maggioranza parlamentare sulla quale il centrosinistra ha potuto contare ogni volta che ha vinto le elezioni. Ma ci si doveva tentare lo stesso: tanto, se poi il governo sarebbe comunque caduto, invece di cadere a causa di Mastella, lo avrebbe fatto dopo una discussione sul conflitto di interessi. Una causa decisamente più nobile e dignitosa”.
E invece il conflitto di interessi è sopravvissuto a diverse legislature. Per molti, continua ad essere la principale origine dell’anomalia politica italiana.
“Di origini e anomalie ce n’è tante altre. Certo, non c’è dubbio che la concentrazione economica e politica nella mani del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sia un fenomeno che definire illiberale è poco. Ma nel nostro sistema politico quello che non manca sono proprio le anomalie; ne vedo tante altre, a partire dall’attuale legge elettorale: ingiusta, sbagliata e soprattutto illiberale”.
Ci vorrebbe un’ altra proposta Veltroni
“La prima è arrivata davvero molto in ritardo. Intanto assistiamo ad una destra che si dichiara liberale e al contrario fa scelte chiaramente illiberali come la legge su falso in bilancio, partorisce sistemi elettorali sbagliati e non si decide a prendere misure moderne. Penso per esempio al buono scuola, da spendere in un istituto privato: non è che non si deve migliorare la scuola pubblica, bisogna solo salvarla dallo statalismo”.
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