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Professor Cattaneo, qual è la riforma più urgente per la giustizia italiana?
Il problema della separazione delle carriere è essenziale. Ci sono da fare delle considerazioni storiche. Partendo da Montesquieu, che distingue processo accusatorio, dove il giudice ha un ruolo neutrale, e processo inquisitorio in cui è lo stesso potere che procede sia all’accusa che al giudizio. Montesquieu, quindi, approda a un processo misto, secondo lui conforme allo spirito della monarchia, in cui l’accusa è pubblica, esercitata da un funzionario pubblico, però è separata dal potere politico, e quindi anche da quello giudiziario.
Alcuni, contro la separazione delle carriere, sostengono che separando i pm dai giudici, i primi sarebbero meno incentivati a cercare le prove a discolpa dell’imputato...
Questo è possibile, e se ne deve tenerne conto. In ogni caso il pm è una figura diversa da quella del giudice e deve esserne separata. Piero Calamandrei parlava del pubblico ministero come di un avvocato senza passione e di un giudice senza imparzialità.
La magistratura è un ordine o un potere? Qualcuno sostiene che sia un potere, proprio rifacendosi a Montesquieu...
E’ un ordine. Montesquieu parla due volte del “potere” giudiziario come in qualche modo nullo, “invisible et nulle”. Intendeva che la magistratura non era un potere in senso politico, ma piuttosto una funzione: la magistratura doveva essere indipendente, ma rigidamente sottoposta alla legge. Una lezione importante.
E’ d’accordo con la proposta dei pm eletti dal popolo?
Mi lascia un po’ perplesso. Una cosa sono le elezioni politiche, altra cosa quando c’è una questione tecnica di mezzo.
Però sarebbe il modo migliore per legittimare la magistratura come potere, una peculiarità che spesso si arroga senza riceverla direttamente dal popolo...
Sì, il ragionamento è coerente, ma non mi convince fino in fondo. Una scelta così tecnica, ripeto, non può essere lasciata al popolo.
Perché in Italia non si riesce mai a portare a termine una profonda riforma della giustizia?
Forse manca la volontà di farlo, per cui se ne parla ma poi non c’è una spinta reale.
Ma dipende più dal potere legislativo o dalla magistratura?
Le riforme le deve fare il potere politico, la magistratura applica le leggi.
Il potere politico si giustifica dicendo che ogni volta che si prova a mettere le mani sulla giustizia, la magistratura si mette di traverso...
Questo è vero, c’è un po’ di confusione tra i ruoli, una posizione polemica che in altri Paesi non c’è, è caratteristica soprattutto dell’Italia.
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