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Il referendum sulla legge elettorale (a cui i Comitati per le Libertà avevano dato tutto il loro appoggio) non è passato. Con la sconfitta del referendum sulla legge elettorale cosa cambia e cosa non cambia?
L’aspetto più significativo della vicenda non è la sostanza dei quesiti, ma il rischio di consegnare questo importante istituto di democrazia diretta alla scomparsa. O si abolisce del tutto il quorum o lo si stabilisce con una percentuale dei voti espressi nell’ultima consultazione nazionale prima del referendum. Io sono per la totale abolizione. Far saltare un referendum è facilissimo, basta che i contrari ai quesiti referendari non vadano a votare e la loro astensione si somma a quelle fisiologiche e il quorum non si raggiunge.
Il referendum sulla legge elettorale era meglio se fosse passato?
Sì, in primo luogo perché l’esito delle ultime elezioni politiche, caratterizzato dalla riduzione drastica della frammentazione, è stato del tutto casuale, non dovuto alla legge elettorale ma all’effetto Berlusconi, che suscita forti passioni in positivo o in negativo e questo tende a bipolarizzare il sistema. Non dimentichiamoci, però, che si tratta di un sistema proporzionale e quindi nulla ci garantisce che alle prossime elezioni non si torni a una maggiore frammentazione. In secondo luogo è ampiamente dimostrato che le coalizioni sono per loro natura instabili, mentre una maggioranza costituita da un solo partito tende ad essere più stabile.
Cosa emerge dalle ultime elezioni?
Sia il risultato delle europee che delle amministrative hanno fatto dell’Italia un fenomeno in controtendenza rispetto al resto d’Europa, perché la maggioranza guadagna, mentre in genere i partiti di governo in Europa hanno perso. Questo significa che il gradimento popolare del governo è elevato.
Il Pdl, almeno in parte, ha pagato la campagna contro Berlusconi?
E’ difficile dirlo, ma bisognerebbe parlare di cose più serie. Notizie importanti passano del tutto inosservate, mentre questioni irrilevanti suscitano grande clamore e grande attenzione.
E’ giusto che si conosca la vita privata di un uomo pubblico?
In questo sono rigorosamente attestato su posizioni di difesa della privacy, non mi piace questa tendenza al voyerismo.
Nel Pd si è aperta la corsa alla segreteria. Nel Pdl gioverebbero le primarie per conferire la leadership, oppure sarebbero inutili?
Sono favorevole alle primarie perché sono favorevole a un sistema maggioritario uninominale a turno unico, come quello americano. Le primarie, quando disciplinate in modo accettabile, sono uno strumento molto utile per la scelta dei leader. Purtroppo non abbiamo collegi uninominali e un sistema come quello americano, e le primarie che sono state tenute, specie dall’altra parte politica, non mi hanno entusiasmato.
Quali sono le sfide per il Pdl nell’immediato futuro?
La sfida del Pdl è di fare le riforme che ha promesso. La crisi non è un pretesto per non farle, è un motivo in più per farle e farle subito. Il futuro del Pdl dipende dalla sua capacità di dimostrare di saper riformare l’Italia, di dar vita a quei cambiamenti di cui il Paese ha bisogno e che da troppi decenni aspetta.
Lei è ottimista?
C’è un vecchio detto che dice: chi prevede calamità soffre due volte. Soffre quando le prevede e quando arrivano. Essere pessimisti non conviene.
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