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Guzzanti: "Basta con lo scandalo-ricatto delle intercettazioni"
Scritto da Flavio Stilicone   
Giovedì 25 Giugno 2009 01:30

Onorevole Paolo Guzzanti, quali punti dovrebbe toccare una seria riforma della giustizia in Italia?
Dovrebbe riguardare innanzitutto la riforma dei codici, che sono vecchi e ingarbugliati, non corrispondono alle esigenze di uno Stato moderno.

E poi?
La riforma della magistratura, con una separazione netta delle carriere e delle funzioni fra pm e giudice, perché questo rappresenta una delle cancrene della giustizia italiana. Poi cambiare il Csm, perché così com’è non garantisce l’autonomia dei magistrati, non dà garanzia di equità nel giudizio, è suddiviso in correnti politiche che è esattamente ciò contro cui avrebbe dovuto lottare.

Certo, così la maggioranza politica di una corrente ha il comando sul potere della magistratura...
Il Csm deve impedire che la magistratura sia asservita alla politica, dovrebbe essere proibita in ogni modo la politicizzazione dei magistrati. Esattamente come accade con i militari, dovrebbe valere il principio secondo il quale chi indossa un’uniforme, che sia una toga o una divisa militare, metta sull’attaccapanni i propri abiti borghesi per indossare un’uniforme che è quella dell’istituzione che serve.

Il governo si sta muovendo nella direzione giusta con la nuova legge sulle intercettazioni?
No, il governo non sta facendo niente. Le leggi sulle intercettazioni hanno tutta l’aria di seguire più la scia di una lotta politica che non di un principio generale. Questo governo non è che sta facendo male, non sta facendo nulla.

Addirittura nulla?
Le riforme liberali promesse da Berlusconi e dalla sua maggioranza sono tutte lettera morta, dal 2001 non c’è nulla, zero. La nuova legge non risolverà il problema e poi è fatta in modo tale da lasciare spazio a critiche di personalismi, che sono giuste. E poi mancano i cardini, come la riforma dei codici.

Cosa dovrebbe fare l’esecutivo?
Le regole non sono malvagie, è il loro uso che è pessimo. Imporre regole giuste e farle rispettare è la prima azione che dovrebbe mettere in atto il governo, invece non si vede nulla. Non ho nessuna fiducia nelle intenzioni dell’esecutivo, vedo il desiderio di dribblare ostacoli personali, momentanei, secondo le circostanze.

È vero che in Italia c’è un abuso delle intercettazioni?
C’è una sproporzione clamorosa rispetto alle altre democrazie occidentali, sia per la quantità di intercettazioni che per la spesa. Sono utili per combattere la criminalità, però in Italia, fin da quando facevo il giornalista negli anni ’60, c’era il walzer delle bobine, sparivano, tornavo, venivano usate per ricattare.

Ricattare? E in che modo?
In Italia le intercettazioni diventano strumento di pressione politica per ricattare il politico o l’industriale che ci è incappato.

E sono tanti, a giudicare dal numero degli ‘spiati’...
Ci sono magistrati che l’hanno ammesso candidamente: io getto la rete, qualche pesce salterà fuori. Per cui su un milione di intercettati, 999.998 sono persone totalmente estranee ai fatti.

E la privacy va a farsi benedire...
Si produce un vulnus sulla vita privata, sulla libertà di espressione e di comunicazione della gente. E questo è un criterio illiberale, da stato di polizia. Le intercettazioni vanno impiegate quando esistono già altri indizi sulla commissione di un reato. Non possono essere usate a tappeto come viene fatto oggi, perché questa diventa un’aggressione alle libertà dei cittadini.

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