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Crisi, non diamo la colpa al mercato "selvaggio"
Scritto da Stefano Magni   
Giovedì 26 Febbraio 2009 15:54

Mai come in questo periodo si è messa in discussione la moralità del mercato. Il sistema in cui gli individui scambiano liberamente beni e servizi, molto spesso è stato additato quale causa delle diseguaglianze sociali. Oggi, così come nella prima metà del XX secolo, viene demonizzato e posto all’origine della crisi, fonte di immiserimento di intere società, elemento fuori controllo da imbrigliare con nuove regole dettate dalla politica. Il premio Nobel per l'economia Paul Krugmann suggerisce di nazionalizzare le banche. E al Congresso stanno prendendo seriamente in considerazione questa strada. Ed è la prima volta dagli anni '60, che si parla di nazionalizzazioni. A causa della crisi l'era del libero mercato è finita per la finanza?
Le banche in realtà non sono mai state, almeno in Italia, totalmente liberalizzate, essendo sempre state strumento di politica economica creditizia ispirata dalle banche centrali e dai governi”, ci risponde Ettore Gotti Tedeschi. Responsabile per l'Italia del Banco Santander, già noto al pubblico per il libro controcorrente “Denaro e Paradiso”, scritto a quattro mani con Rino Cammilleri, fondamentalmente sostiene che “morale è un sistema che permette di valorizzare realmente l'uomo e le sue azioni”. Cioè il libero mercato. Per quanto riguarda la crisi scoppiata negli Stati Uniti, è convinto che la causa non sia il “mercato senza regole”, definizione che tanto piace ai media. “La crisi, semmai, è dovuta a Governi con regole (sbagliate) che per gonfiare il Pil hanno usato politiche dissennate con lo strumento creditizio aiutato da strtumenti finanziari sofisticati”. L’interventismo statale che sta ritornando in auge a partire dalla fine del 2008 non risolverà il problema. “Quello che sta succedendo, per ora, è che il debito insostenibile fatto dalle famiglie, imprese, istituzioni finanziarie, passa agli Stati. Ma semore debito resta”. Altra convinzione sbagliata, dettata dai tempi di crisi è che esista una distinzione netta fra un'economia reale (produzione di beni e servizi) e un'economia finanziaria, la prima considerata morale e la seconda no. Ma ha senso distinguere fra le due economie? “La finanza è uno strumento, è l'uso che se ne fa che determina la sua bontà o no. L'economia reale ha bisogno di strumenti per operare, tra questi la finanza”.

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