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Willer Bordon: "Contro la casta ci vogliono liberaldemocrazia e primarie obbligatorie"
Scritto da Francesco M. Del Vigo   
Lunedì 15 Dicembre 2008 02:14

Bordon, perché è uscito dalla “casta”?
Me ne sono andato dalla casta, perché oggi l’unico modo per fare politica vera, è uscire dal palazzo, tentare di farla da fuori, per recuperare credibilità.

Quindi questa “casta” esiste veramente?
Oggi non c’è alcun dubbio che esista. Esiste sempre di più. Anch’io, nel mio libro, mi faccio questa domanda e mi rispondo sfogliando il dizionario. Il lemma casta deriva dal latino “castum”, che significa puro, la cosa più lontana dal significato attuale. Ho l’impressione che il mondo politico rischi di fare la fine di Mitridate, re del Ponto, che si fece confezionare una miscela di veleni che lo rese immune dal veleno stesso. Ma questo è un meccanismo che porta alla distruzione.

Cosa trovava più insopportabile di questi privilegi?
A mio avviso la cosa più odiosa della casta non è la condizione di privilegio, quanto la totale autoreferenzialità e l’assoluta inefficienza. Questo è il male peggiore.

Nel suo libro “Perché sono uscito dalla casta” parla dell’attuale sistema elettorale e invoca un sistema di democrazia più diretta, per esempio le preferenze.
Sì, tutto quello che seleziona serve a ridurre il potere della casta. Ma anche sulla reintroduzione delle preferenze ho qualche perplessità. In alcuni casi fornivano un sistema di controllo del voto e di corruttela. A mio avviso il miglior sistema elettorale è l’uninominale, con primarie obbligatorie.

Primarie appunto, ne parla spesso e sembra che lei le individui come una soluzione allo stallo dell’attuale sistema.
Si, io sono a favore delle primarie, a patto che siano almeno un po’ simili a quelle che si svolgono negli Stati Uniti. Obama ha fatto cinquanta primarie prima di riuscire a sconfiggere Hillary Clinton e probabilmente se ci fosse stata una sola votazione non avrebbe vinto. La forza del sistema americano è proprio questa, un candidato qualunque, può crescere un po’ per volta e in due anni di primarie raggiungere la visibilità.

Soluzioni?
In Italia manca una buona dose liberaldemocrazia. Il nostro sistema non è competitivo, il parlamento è nominato, le primarie non sono nemmeno parenti di quello che dovrebbero essere, non c’è trasparenza, e potrei continuare all’infinito.

Insomma l’Italia è immobile e vecchia
Certo, c’è anche un problema di età. Io in questo Paese sono giovane in tutto il resto del mondo sarei vecchio. Ho rivolto, in questo senso, un appello ai miei coetanei, Fini, Casini, Rutelli, D’Alema, che alla nostra età continuano a essere ancora dei “delfini”. E’ assurdo. Il reale problema è che il sistema è bloccato, c’è qualcosa che non funziona. Uno come Obama qui da noi al massimo potrebbe candidarsi alle primarie dei giovani del Pd, e sarebbe pure un outsider. Non c’è ricambio, il sistema gira come una vite spanata.

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