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Riforma elettorale, dov'è finito il dibattito? Della Vedova: "I liberali scelgono l'uninominale"
Scritto da Alessandro Trevisani   
Lunedì 03 Novembre 2008 15:31

Della Vedova, Berlusconi ha deciso: per le Europee liste bloccate e sbarramento al 5%. E' d'accordo?
In Europa è lo schema predominante: sistema proporzionale con una soglia alta. Ma nel parlamento di Bruxelles c'è il vantaggio di avere dei gruppi molto coesi, il che può compensare lo svantaggio di fare scegliere i deputati alle segreterie.

Ma un liberale che sistema sceglierebbe?
Senza dubbio l'elezione col collegio uninominale di stampo anglosassone. In questa fase in cui si confrontano partiti ancora poco stutturati sarebbe il metodo giusto per permettere agli elettori di selezionare le nuove classi dirigenti.

Mi perdoni Della Vedova, a reclamare l'uninominale sembra sia rimasto soltanto lei.
Beh, è normale che un parlamento eletto con un certo sistema elettorale tenda ad autoconservarsi confermando quel sistema. Ci sono momenti in cui si fanno delle scelte che lasciano il segno, e il 2005, con la riforma elettorale proposta da Calderoli, è stato uno di questi. Del resto la legge attuale ha prodotto dei risultati sul piano della semplificazione. Ciò detto, per il futuro bisogna essere fiduciosi.

In che senso?
Nel senso che la sfida attuale a destra è quella di fare il partito nuovo. Io spero che sia un partito aperto, dove l'aggettivo “liberale” non sia soltanto un'etichetta.

Partito aperto: e le primarie?
Di farle ora a destra non c'è bisogno: sarebbe sicuramente un plebiscito per Berlusconi. Certo la prospettiva dev'essere quella di evolvere verso forme di partecipazione più estese. Siccome l'uninominale è stato accantonato, bisogna studiare un'altra soluzione.

Quale?
Per esempio creare circoscrizioni più piccole, dove invece del serpentone di candidati scelti dalle segreterie dei partiti ci siano non più di 3-4 persone. A quel punto il ricorso alle primarie sarebbe necessario per selezionare le candidature: in un sistema che mette in primo piano pochi personaggi sarebbe giocoforza presentare quelli che ricevono l'approvazione della base, altrimenti si rischia di perdere parecchi voti. Attualmente con le liste bloccate si vota per un partito, e stop. Le storie personali restano nell'ombra.

Quante sono le possibilità concrete che questo quadro si realizzi?
Dipende tutto dal discorso sulle riforme costituzionali. L'anno prossimo si potrebbe tornare a parlare di repubblica presidenziale, e per conseguenza di riforma elettorale. Tutto ciò che aumenta l'importanza della sfida fra i candidati diminuisce l'impatto delle segreterie di partito e, per conseguenza, accresce la partecipazione.

C'è chi rimpiange le preferenze.
Dire che le preferenze aiutano la gente a scegliere è pura demagogia. Le preferenze aiutano la formazione delle clientele. E stimolano un mercato dei voti dove avere soldi è fondamentale, con ciò che ne consegue sul piano della corruzione.

Insomma, il sistema presidenziale dev'essere la speranza per chi desidera più partecipazione.
L'uninominale è scomparso. Ripeto, per un liberale rimane il sistema migliore. Ma per rimettere le persone in gioco ora come ora occorre trovare un altro sistema. Circoscrizioni più piccole dove replicare il testa a testa dello scontro per l'elezione presidenziale: questa potrebbe essere la soluzione. Ma occorrerà aspettare almeno il 2009, dopo la nascita del nuovo partito del centrodestra.

E se invece al termine della legislatura ci toccasse tornare al voto con questa legge elettorale?
Come minimo bisogna portare a casa una riforma del bicameralismo. Ci vogliono camere diverse con compiti diversi: una da la fiducia al governo, l'altra, eletta su base regionale, diventa un vero e proprio senato federale, come in Germania.

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