Immigrazione: perché la Ue ignora le lamentele dell’Italia


E’ in atto un curioso dialogo fra sordi che, contemplato dal di fuori dell’Europa, deve fare l’effetto di un disturbo psichiatrico collettivo. Mentre il governo italiano, preda di un complesso autodistruttivo, insiste nel dare via libera in Italia a un’invasione indiscriminata di immigrati più o meno irregolari, i politici del Belpaese – dal presidente Mattarella in giù – accusano l’Europa di insensibilità di fronte alle richieste di accoglierli. Egoisti, sovranisti, naziskin sono le censure italiche scagliate a raffica contro i cattivi che dicono no al flusso proveniente dall’Italia (come Macron) o minacciano addirittura di sigillare le frontiere (come il ministro degli Esteri austriaco Kurz). Più forte di tutti strilla l’ex presidente del Consiglio Renzi, il quale minaccia a sua volta di togliere i contributi italiani a quei Paesi della Ue non disposti ad accogliere le pressanti richieste romane. E che fanno intanto quei 26 cattivoni dell’Unione (escludendo la Gran Bretagna che ha già fatto le valigie)? Rispondono all’Italia, con un contorno di finti riconoscimenti alla sua esemplare generosità, che non se ne parla neppure: di grattacapi ne hanno fin troppi.
Questo persistente dialogo fra sordi però non va derubricato a semplice provincialismo, ottusità nazionalistica e calcolo elettorale. In realtà, quel che manca alla classe politica italiana, non solo quella di governo, è un’idea realistica di ciò che è oggi la Ue, e tanto meno di ciò che sta diventando. Senza che nessuno abbia la lungimiranza di prenderne atto, essa si sta trasformando di fatto in una semplice unione di Stati che seguono – comprensibilmente e forse legittimamente – i propri interessi… come, di fronte al tramonto dello spirito federalistico e della ingegneria sociale che lo accompagnava, è logico e inevitabile che sia. Prenderne atto, rifondando la Ue sulla base di pochi principi ideali comuni (libero scambio di merci e persone, regole democratiche, unione monetaria e bancaria, politica estera anti-totalitaria, aperture commerciali) e sull’interesse concreto dei suoi singoli membri, è oggi l’unico atto realistico possibile per salvare la Ue. I suoi peggiori nemici sono gli ottimisti a oltranza e la loro ideologia cieca, che crede di evitare gli scogli negandone l’evidenza, e rendendo possibile il naufragio.

di Dario Fertilio

Sull'Autore

Dario Fertilio

Dario Fertilio (1949) discende da una famiglia di origine dalmata e vive a Milano. Giornalista e scrittore, presiede l'associazione Libertates che afferma i valori della democrazia liberale e i diritti umani. Estraneo a ogni forma di consorteria intellettuale e di pensiero politicamente corretto, sperimenta diverse forme espressive alternando articoli su vari giornali, narrativa e saggistica. Tra i suoi libri più noti, la raccolta di racconti "La morte rossa", il saggio "Le notizie del diavolo" e il romanzo storico "L'ultima notte dei Fratelli Cervi", vincitore del Premio Acqui Storia 2013. Predilige i temi della ribellione al potere ingiusto, della libertà di amare e comunicare, e il rapporto con il sacro.

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