Il totalitarismo islamista contro la civiltà

Dario
Avanza la sfida del totalitarismo islamista: per un liberale ogni tipo di integralismo è un nemico da combattere

Avanza la sfida crescente, spesso ignorata e silenziata, del totalitarismo islamista. Esso si manifesta ormai sotto molteplici aspetti e sigle, dall’Asia al’Africa, con appendici sempre più diffuse. Conoscerlo per combatterlo è il nostro impegno.
Decine di migliaia di cristiani in preda al terrore stanno fuggendo dai propri villaggi, in Iraq, nel tentativo di sottrarsi alle efferate violenze dei jihadisti. La situazione si è fatta ancora più drammatica quando i miliziani dello Stato islamico (Is) hanno conquistato Qaraqosh, la più grande città cristiana dell’Iraq dopo Mosul. L’arcivescovo di Kirkuk dei Caldei, Yousif Thomas Mirkis, ha parlato di una vera e propria «catastrofe», sollecitando «l’immediato intervento» del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha denunciato il fatto che «sono entrati nella piana di Ninive gli uomini dell’autoproclamato “califfato” e hanno cacciato via le migliaia di cristiani che vivono nei villaggi della zona». I cristiani hanno dovuto abbandonare tutto, persino le scarpe, e scalzi sono stati instradati a forza verso l’area del Kurdistan. La situazione dei cristiani è disperata perché ad Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno, non sono intenzionati ad accoglierli perché non sanno come ospitare queste migliaia di persone.
Anche durante la fuga i cristiani, come riferiscono fonti locali, sono fatti oggetto di attacchi da parte dei miliziani. La furia dei miliziani si accanisce anche contro persone appartenenti alla minoranza religiosa degli yazidi: nei giorni scorsi quaranta bambini, per mancanza di acqua e di cibo, sono morti mentre fuggivano dalle violenze e si teme che altri piccoli, se non sarà fornita presto la necessaria assistenza, subiranno la stessa tragica sorte. Nel frattempo centinaia di donne appartenenti a questa minoranza religiosa sono state rapite dai jihadisti.
Intanto nei pressi di Mosul sono divampati aspri combattimenti fra i miliziani e le forze curde dei peshmerga.. Mosul è finita sotto il controllo dei miliziani dell’Is a giugno e da allora è cominciato, ininterrotto, l’esodo dei cristiani per sfuggire ad abusi e a soprusi. Domenica il primo ministro iracheno, lo sciita Nouri Al Maliki, aveva dato ordine all’aviazione di dare supporto ai peshmerga impegnati contro i jihadisti: un fatto significativo, come hanno sottolineato gli osservatori, perché tale decisione, di fronte all’offensiva dei miliziani, ha segnato un ravvicinamento tra il premier sciita e i curdi.
Una quotidiana ferocia continua a straziare anche la Nigeria, dove alle violenze di Boko Haram, il gruppo fondamentalista islamico responsabile di migliaia di uccisioni in attacchi armati e attentati terroristici, si sommano quelle dei gruppi etnici contrapposti, sempre più caratterizzate da componenti pseudoreligiose. Se ne è avuto un ennesimo caso con l’attacco sferrato a una chiesa cattolica nel villaggio di Ungwar Poppo, nello Stato settentrionale di Kaduna. Uomini armati di mitra hanno attaccato il luogo di culto mentre i fedeli erano riuniti per celebrare la Messa, sparando indiscriminatamente, uccidendo una guardia incaricata di proteggere la chiesa e ferendo diverse persone, alcune in modo grave. Gli assalitori sarebbero pastori fulani, di religione musulmana, che negli ultimi mesi hanno compiuto diversi attacchi a comunità di coltivatori cristiani.
I miliziani di Boko Haram, con armi sempre più sofisticate, i hanno intensificato gli attentati anche contro altri luoghi di culto cristiani. Domenica 27 luglio un’attentatrice suicida che si è fatta esplodere nella parrocchia di San Carlo a Kano, la maggiore città del nord della Nigeria, capitale dell’omonimo Stato. Padre Valentin, della Società delle missioni africane, ha riferito all’agenzia che la ragazza avrà avuto 17 o 18 anni. Boko Haram, nel frattempo, prosegue nella sua offensiva nello Stato nordorientale del Borno, considerato la sua roccaforte. Dopo aver occupato circa un mese fa la città di Damboa, i miliziani islamisti hanno assunto ieri il controllo anche di Gwoza, invadendola in forze, appiccando il fuoco a case, negozi ed edifici amministrativi e mettendo in fuga i residenti sulle colline intorno alla città e verso i vicini villaggi camerunensi, anch’essi esposti alle violenze del gruppo islamista.

Gaston Beuk

Sull'Autore

Gaston Beuk

Gaston Beuk è lo pseudonimo di un noto giornalista e scrittore dalmata. Si definisce liberale in economia, conservatore nei valori, riformista nel metodo, democratico nei rapporti fra cittadino e politica, federalista nella concezione dello Stato e libertario dal punto di vista dei diritti individuali.

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