Il sistema pensionistico italiano

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Il sistema pensionistico in Italia, come nella maggior parte dei Paesi avanzati, è sostanzialmente nato come un’assicurazione obbligatoria gestita e garantita dallo Stato attraverso appositi enti (l’INPS, Istituto Nazionale Previdenza Sociale) oppure attraverso Casse Mutue gestite da Ordini professionali o da Associazioni.
Come tale ha (o meglio dovrebbe avere) le caratteristiche tipiche di ogni assicurazione:

  • l’assicurato (il lavoratore) deve versare durante la sua vita lavorativa delle somme (generalmente a scadenza mensile) proporzionali al suo reddito e destinate a costituire il capitale assicurato
  • questo capitale viene restituito dall’ente assicuratore alla fine della vita lavorativa sotto forma di rendita mensile (la “pensione”)
  • in questo modo viene restituito quanto versato al lordo degli interessi maturati
  • compito dello Stato è quello di garantire l’esistenza e il mantenimento del capitale versato.

Per garantire tutto questo lo Stato si arroga il diritto di stabilire quando un lavoratore deve andare in pensione: quando cioè ha raggiunto una certa età (pensione di vecchiaia) oppure quando ha lavorato (o, meglio, versato contributi) per un determinato numero di anni (pensione di anzianità).

Nel passare degli anni questi principi sono stati affiancati (e spesso sostituiti) da un concetto affatto diverso: che sia diritto di ogni lavoratore ricevere la stessa somma sia che lavori sia che sia in pensione: che cioè la pensione sia uguale all’ultimo stipendio ricevuto, indipendentemente dai contributi versati.
Questo sistema di calcolo fa’ si che vengano meno i presupposti stessi per cui le pensioni sono considerate un’assicurazione: la pensione non dipende più da quanto versato e i contributi del lavoratore divengono una parte del proprio reddito versata allo Stato quasi fosse una tassa…

Da queste considerazioni si può constatare come attualmente il sistema contributivo si basi su sistemi di calcolo affatto diversi:

  • il sistema contributivo in cui la pensione viene calcolata in base a quanto versato dal lavoratore.
  • Il sistema retributivo in cui la pensione viene calcolata in base allo stipendio medio degli ultimi anni di lavoro
  • Il sistema dei vitalizi che vengono erogati in base a una legge indipendentemente dalla situazione del beneficiato

Pertanto è evidente come ci si debba comportare diversamente nei confronti dei tagli alle pensioni spesso minacciati (o augurati…), altrimenti si rischia di fare la solita somma di mele e pere, creando quella confusione che contraddistingue spesso la discussione su questi problemi, discussione che da tecnica diviene rapidamente ideologica e moralistica.
Infatti nel caso del sistema contributivo il pensionato riceve quanto ha precedentemente versato e quindi qualsiasi taglio sulle pensioni (di qualsiasi importo) giustifica il denunciare che “lo Stato mette le mani nelle tasche dei cittadini”. Sarebbe come tagliare un’assicurazione sulla vita sostenendo che è troppo alta…
Opposto è invece il caso del sistema retributivo (o peggio ancora dei vitalizi): in questo caso il pensionato riceve una rendita di cui non ha mai versato il capitale: in questo caso si dovrebbe dire che “è il pensionato a mettere le mani nelle tasche degli altri cittadini” perché la sua pensione deve essere finanziata con le tasse pagate da tutti gli altri.

Ma come dovrebbe essere secondo Libertates un vero sistema pensionistico liberale?

  • Non ci dovrebbe essere un’età minima o massima per andare in pensione. Il sostenere che un welfare socialista permetta di andare in pensione prima e un sistema liberale obblighi ad andare dopo è semplicemente falso: un vero sistema liberale deve permettere al cittadino di andare in pensione quando vuole; ognuno deve essere libero di gestire la propria vita e il proprio lavoro come crede, non deve essere lo Stato a decidere quando è giunto il momento della pensione
  • ognuno dovrebbe potersi costruire la pensione come crede (esattamente come con i fondi pensionistici privati): io cittadino devo poter versare tanto quando guadagno bene e addirittura non versare quando sono in difficoltà; devo poter scegliere se crearmi una rendita alta facendo sacrifici da giovane oppure spendere molto prima per poi lavorare più a lungo o rimanere con meno rendita, affidarmi allo Stato (cioé all’Inps) oppure ad un’assicurazione privata. Non si capisce perché ognuno di noi debba essere libero in tante scelte, tranne quella delle pensione di anzianità
  • allo Stato dovrebbero rimanere solo alcuni compiti fondamentali per garantire una pensione a tutti i cittadini:
    • garantire la disponibilità dei capitali affidati agli enti assicurativi (siano essi l’Inps o assicurazioni complementari private) attraverso controlli e garanzie
    • imporre i versamenti minimi necessari per poter garantire una pensione decorosa alla fine della vita lavorativa. Questo per evitare di dover poi far mantenere a chi ha risparmiato chi ha scialato da giovane
    • garantire una pensione decente a tutti coloro che non hanno potuto lavorare o guadagnare a sufficienza per qualsiasi motivo indipendente dalla loro volontà. Questo però va realizzato non utilizzando quanto versato da chi lavora, ma attraverso un’apposita tassazione che riguardi tutti i cittadini (l’obbligo di sussidiarietà che riguarda tutti noi).

Solo in questo modo si potrebbe avere un sistema pensionistico efficiente, trasparente, equo (perché ognuno riceverebbe una pensione riferita a quanto ha versato nel corso della sua vita lavorativa e le spese per le pensioni a chi non ha potuto versare contributi sarebbero a carico dello Stato e non degli altri pensionati) e soprattutto veramente liberale: ognuno potrebbe andare in pensione quando vuole e con la pensione che si è costruito nel tempo, mentre allo Stato rimarrebbe un compito di controllo e garanzia.

Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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