Il Nobel per la letteratura e la questione morale

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Quali sono i criteri per usati per l’assegnazione del premio Nobel?

Il più celebre premio internazionale per la letteratura è in realtà il più nazionale. L’Accademia di Svezia, che lo assegna dal lontano 1901, non si è mai lasciata “infiltrare” da uno straniero e nemmeno da un naturalizzato svedese. Da centinaia di anni i suoi soci sono soltanto cittadini svedesi nati in Svezia. Ogni decisione viene studiata e presa a Stoccolma e – ciò che più conta – rispecchia tradizioni, valori e modi di pensare genuinamente svedesi. La letteratura in senso stretto conta fino a un certo punto per il Nobel se non si accorda con questi criteri di selezione e di critica.
A ben riflettere, non è una posizione ingiustificata ed è soprattutto quella indicata dallo stesso Alfred Nobel, che affidò la gestione dei premi ai suoi compatrioti non perché fossero scientificamente o letterariamente più dotati degli altri ma perché, a suo giudizio, gli svedesi sono «il popolo più onesto sulla faccia della terra». Giustificata o meno che fosse questa illimitata apertura di credito ai suoi connazionali, sta di fatto che l’Accademia di Svezia non nasconde di essere molto attenta all’eredità affidatale da Nobel con la frase del suo testamento secondo cui il premio deve andare a chi «abbia prodotto la cosa più eccellente in direzione ideale».
La frase, nella sua concisione, è apparentemente sibillina e sul suo significato gli Accademici si sono scervellati prima di decidere che, in sostanza, le parole di Nobel vogliono dire che, in un’opera letteraria, si devono premiare prima di tutto gli elementi edificanti, quelli che condannano le disuguaglianze e le ingiustizie, che danno voce ai deboli e agli oppressi, che esaltano la libertà, che indicano una via morale da seguire, che si battono per il progresso del genere umano. Con poche eccezioni, il Nobel si è mosso principalmente in questa direzione. Prima si valutano le credenziali morali e politiche dello scrittore, poi quelle letterarie. Quasimodo nel 1959 venne preferito a Ungaretti anche perché l’Accademia ritenne che il secondo si fosse schierato con il fascismo e che il primo si fosse invece distinto come antifascista.
Sono criteri spiccatamente letterari? In realtà no. Ma la strada non è del tutto chiusa a chi si sia distinto scrivendo opere pur senza dichiarati fini morali, a condizione però che non abbia fatto qualche scivolone che, agli occhi degli svedesi, ne abbia compromesso l’immagine adamantina. Moravia aveva il Nobel in pugno dopo La ciociara, ma gli Accademici si resero conto che nei suoi libri c’erano troppo sesso e troppi indugi su personaggi immorali. Le porte di Stoccolma gli si chiusero definitivamente.

Enrico Tiozzo

Sull'Autore

Enrico Tiozzo

Enrico Tiozzo (Roma) è professore ordinario di letteratura italiana all'Università di Göteborg in Svezia. Autore di numerosi studi sui criteri critici di selezione del premio Nobel per la letteratura, sulla storia d'Italia nel periodo fascista e sulla narrativa di consumo del primo Novecento, ha pubblicato da Olschki nel 2009 "La letteratura italiana e il Premio Nobel" e da Aracne nello stesso anno "Guido da Verona romanziere". Nel 2011 ha pubblicato da Aracne "La pubblicistica italiana e la censura fascista".

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