Governo Renzi, il bluff del rigore

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Finito il periodo delle promesse ora occorrono i fatti, altrimenti Renzi rischia di essere sono un’operazione di restauro della facciata dello Stato, senza incidere sui veri problemi

Qualcuno sospetti pure che noi di Libertates ce l’abbiamo per partito preso con il governo di Matteo Renzi. Invece non è così: ce l’abbiamo soltanto con il fiume di giudizi conformistici, e ipocriti – politici e mediatici – che lo presentano ogni giorno come un salvatore della patria. Mentre, dietro alla cortina fumogena di parole, noi riscontriamo nei membri del suo governo una profonda ignoranza politica e, quel che è peggio, un’incapacità pratica di affrontare i problemi.
Ignoranza politica? Solo un principiante può ritenere che mentre cresce in tutto il bisogno di democrazia diretta, si possa trasformare il Senato (indipendentemente dalla giusta e tardiva riforma delle sue competenze) in un dopolavoro di nominati dal Quirinale o dagli enti locali.
Incapacità pratica? L’inesistente, benché tanto declamata, politica del rigore. Basta dare un’occhiata a un’indagine del Centro studi di Unimpresa, appena pubblicata: in barba a qualsiasi spending review, la spesa pubblica è fuori controllo e nei primi cinque mesi di quest’anno è stato bruciato l’equivalente di una manovra finanziaria. Da gennaio a maggio lo Stato ha registrato un buco di 25 miliardi. E non c’entrano le entrate tributarie, confermatesi tendenzialmente stabili; ad esplodere invece è la spesa corrente, cioè i costi sostenuti dalle amministrazioni per mantenere se stesse e pagare gli stipendi. In cinque mesi il conto monstre è di 192,6 miliardi contro i 164 dello stesso periodo dell’anno scorso. A un’occhiata superficiale, il calo delle uscite parallele in conto capitale (cioè destinate agli investimenti) parrebbe sembrare una piccola consolazione, mentre costituisce un’ulteriore campana a martello: significa che le pubbliche amministrazioni, anziché tagliare i costi, concentrano le loro risorse sul mantenimento delle macchine burocratiche e trascurano proprio gli investimenti.
Su questo panorama di abbandono, il governo Renzi aleggia con il suo spirito santo delle riforme (come quella delle province, che perdono le competenze, mantenendo le spese per il personale!); brucia soldi dei contribuenti per salvare attraverso le banche il carrozzone Alitalia; prepara una legge elettorale farraginosa e partitocratica, certamente destinata ad essere contestata e poi nuovamente “riformata” in futuro. Sulla base di queste considerazioni, qualcuno pensa ancora che ce l’abbiamo per partito preso con il governo Renzi?

Dario Fertilio

Sull'Autore

Dario Fertilio

Dario Fertilio (1949) discende da una famiglia di origine dalmata e vive a Milano. Giornalista e scrittore, presiede l'associazione Libertates che afferma i valori della democrazia liberale e i diritti umani. Estraneo a ogni forma di consorteria intellettuale e di pensiero politicamente corretto, sperimenta diverse forme espressive alternando articoli su vari giornali, narrativa e saggistica. Tra i suoi libri più noti, la raccolta di racconti "La morte rossa", il saggio "Le notizie del diavolo" e il romanzo storico "L'ultima notte dei Fratelli Cervi", vincitore del Premio Acqui Storia 2013. Predilige i temi della ribellione al potere ingiusto, della libertà di amare e comunicare, e il rapporto con il sacro.

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