Friuli e AlpTransit: il bello del coinvolgimento dei cittadini

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Hanno qualcosa in comune la ricostruzione del Friuli e l’AlpTransit: il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni e nell’esecuzione dei lavori

Sono due eventi lontani nel tempo e nello spazio: il terremoto del Friuli quaranta anni fa in una delle zone più povere del Nord Italia. AlpTransit (cioè la galleria svizzera di 50 chilometri sotto il San Gottardo) viene completato in questi giorni in Svizzera.
Ambedue sono stati presi ad esempio di gestione coronata da successo: in Friuli la ricostruzione è stata completata a tempo di record, con spese tutto sommato contenute e contemporaneamente rivitalizzando l’area interessata; in Svizzera il tunnel è stato completato con sei mesi d’anticipo e restando nei costi preventivati.
Ma cosa li accomuna?
Il coinvolgimento dei cittadini in tutti i momenti del processo: una vera “democrazia diretta” e un federalismo rettamente inteso permettono di ottenere risultati altrimenti impensabili.
Nel caso del terremoto del Friuli abbiamo l’esempio negativo degli altri terremoti verificatesi in quel periodo: quello del Belice e quello dell’Irpinia. In ambedue i casi c’è stata una gestione accentrata, clientelare (o forse sarebbe più opportuno dire criminale) dei fondi pubblici; si sono sforati tutti i preventivi di spesa, sono state considerate zone terremotate zone in cui il sisma non aveva avuto nessuna conseguenza, ma soprattutto si sono distribuiti i fondi in modo clientelare: soldi agli amici degli amici, mentre chi effettivamente era stato danneggiato è rimasto per anni in baracche di fortuna senza aiuti.
In Friuli invece i fondi sono stati distribuiti direttamente dallo Stato alle province, da loro ai comuni interessati e da questi direttamente ai singoli cittadini: sono stati questi ultimi che hanno gestito la ricostruzione, e non enti o politici vari.
Nel caso dell’AlpTransit il paragone andrebbe fatto con il traforo del Frejus: opera altrettanto utile per lo sviluppo economico, ma calata dall’alto, con coinvolgimento dei cittadini interessati solo dopo proteste e incidenti. Proteste e incidenti che hanno permesso ai soliti facinorosi di assumere la gestione dell’opposizione e di presentarsi come difensori degli interessi locali, anziché come provocatori quali sono.
Invece, nel caso del traforo del Gottardo, le autorità sono ricorse più volte ai referendum, sia cantonali che federali, per assicurarsi della volontà dei cittadini. Una volta approvata a larga maggioranza la scelta del tunnel ferroviario anziché quello autostradale, il tracciato e addirittura le modalità di sgombero del terriccio, i lavori hanno potuto procedere senza intoppi e soprattutto senza ostacoli da parte degli enti locali o dei singoli.

Una prova di più, se ce ne fosse bisogno, di come siano valide le proposte di Libertates: che siano i cittadini a scegliere direttamente attraverso un vero federalismo e una vera democrazia diretta.

Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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