Freud e Reagan bocciano l’Alitalia


Una “favola” che tratta di un problema ben reale

Scatta l’ora legale. E’ panico tra i lavoratori.27 aprile 2017: atterrato dal Paradiso, Sigmund Freud – il nemico pubblico n.1, prima di Jacques Lacan, del buonismo la cui vera faccia è il Totalitarismo, cioè la prevaricazione dell’Ego sul Desiderio –legge i titoli di Corriere della Sera, Stampa, la Repubblica, il Giornale, ecc…sul disastro di inenarrabili proporzioni sociali dell’Alitalia alla voce “Il grande ricatto dei lavoratori al referendum” (si tratta di una mia traduzione arbitraria delle parole della stampa italiana che rende tuttavia il senso), ed esclama:“Voi italiani avete nel bel mezzo della Seconda Grande Depressione dal ’29 il più grave disturbo narcisistico dell’Occidente. Cioè l’innamoramento del principio di piacere. E finirete come Weimar! Perderete le vostre libertà!”.
Aggiunge il padre della psicoanalisi: “Perché, è presto spiegato: siete capaci soltanto di fare ciò che vi piace.E non avete il senso del sacrificio”. Nulla di più vero. Sì, la vicenda Alitalia è caratterizzata, prima ancora della vergognosa turbativa di mercato messa in atto dallo statalista cosmico Silvio Berlusconi versus l’ingresso di Air France, dalla resistenza immunologico-isterica dei lavoratori al Cambiamento (ovvero la novità ustionante della concorrenza); nessun complotto è stato messo in atto dalla Trilateral Association di Brzezisnky e/o dai Sette Gnomi di Wall Street se non nel regno paranoide della fantasia. Nel cuore di Roma Capitale, a Piazza Navona, Freud legge il magistrale articolo di Carlo Lottieri“Trent’anni fa licenziava 11mila dipendenti pubblici. Quanto ci manchi Ronald”ad una folla gremita di persone venuta ad ascoltare quel frustrato intelligentissimo che era il rasputiniano Sigismondo, presente sul palco anche con un po’ di sadico compiacimento narcisistico, visto che Reagan è stato il Freud dell’economia americana– e dunque tra due Freud ci si capisce molto bene! “Uno dei principali e più inquietanti problemi della nostra economia è la disoccupazione. Una massa crescente di italiani (oltre il 12%, ormai) non ha un impiego e questa percentuale sfiora ormai il 40% tra quanti hanno meno di 25 anni. Sono numeri inquietanti, dietro ai quali vi sono frustrazioni, sofferenze, drammi familiari. Cosa si può e si deve fare per iniziare a porre rimedio a ciò? Ovviamente un Paese disastrato qualeè l’Italia ha bisogno di tanti cambiamenti. Ma anche se può sembrare provocatorio e certamente contro-intuitivo, chi intenda affrontare seriamente il problema del lavoro che manca dovrebbe avere il coraggio di prendere a esempio Ronald Reagan, che esattamente trentadue anni fa (il 5 agosto 1981) licenziò in un colpo solo ben 11 mila controllori di volo. Con un’unica decisione, il presidente Usa seppe mettere in discussione molti tabù e favorì la ripresa economica degli anni Ottanta”. In una nazione, l’America, allora come oggi disastrata dal buonismo keynesiano. Continua il liberale a 24 carati Lottieri: “I controllori di volo, consapevoli del carattere assai peculiare del proprio lavoro, avevano ripetutamente ricattato l’amministrazione federale. In quel momento pretendevano un aumento di circa 10 mila dollari, che era molto lontano da quanto l’agenzia di Stato incaricata di gestire quel servizio era in condizione di dare. Richiamandosi alle leggi in vigore, Reagan minacciò di licenziamento i controllori di volo e quando questi ultimi si dimostrarono inflessibili, li mise sulla strada. Per la prima volta dopo tanti anni, veniva direttamente sfidato – e sconfitto – il ricatto di quei piccoli gruppi che, consapevoli dell’importanza della loro attività, erano ormai abituati a tiranneggiare popolazioni anche molto ampie. Reagan prese le difese delle imprese che avevano bisogno di usare i trasporti aerei, dei turisti che si spostavano da una parte all’altra degli Stati Uniti, dei consumatori bisognosi di disporre di questo o quel prodotto. Egli mostrò quanto il sindacato possa essere nemico dei diritti fondamentali. Lo sfidò pubblicamente e riuscì a sconfiggerlo grazie a un vasto sostegno popolare. Ma in quella circostanza mise anche in discussione l’idea che un posto pubblico è per sempre.Non fu una cosa semplice, ma utilizzando 3 mila supervisori, 2 mila controllori non scioperanti e altri 900 militari, in poche ore il sistema potè rimettersi in moto anche senza chi pretendeva di ricattare un’intera nazione di 300 milioni di persone”.
Ps – E’ stato anche il modo migliore di onorare la memoria di Jacques Lacan in politica che il “capitano”Reagan potesse mettere in atto. Non c’è protezione dallo “scandalo del reale”. E solo in questo modo si cresce, come Individuo e come Nazione.

di Alexander Bush

Sull'Autore

Alexander Bush

Alexander Bush, classe ' 88, nutre da sempre una passione per la politica e la macroeconomia legata al giornalismo d'inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cusani, tra questi "Lo psico-reato di Keynes", "Monte Draghi di Siena" e "L'utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri", riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Due libri al suo attivo: "L'Italia dei complotti 1974-2011" e "Scacco matto a Giulio Andreotti" editi da LibertatesLibri.

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