Finanziamento ai partiti, una beffa!

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E va bene, dobbiamo riconoscerlo: il governo Letta ha il senso dell’umorismo. Nemmeno comici come Grillo o Crozza avrebbero potuto immaginare la presa in giro degli italiani contenuta nel disegno di legge appena varato sul “taglio dei finanziamenti ai partiti”. Ma quale taglio? Si comincia col diluire tutto nell’arco di tre anni: come dire, appena sarà passata la buriana dell’indignazione grillina, zitti zitti si tornerà al punto di partenza. Poi si stabilisce, sia pure in modo ambiguo, che i soldi ai partiti – dunque, tutt’altro che aboliti – per il futuro convergano in un “fondo comune”, cui i politici attingeranno in base alle preferenze loro attribuite dai contribuenti (in ragione del 2 per mille, al momento della dichiarazione dei redditi). Dunque soldi, tanti soldi ancora assicurati ai partiti (pare siano 61 milioni, un po’ meno di prima, comunque tanti).Il contribuente che non sceglierà di donare il 2 per mille a nessun partito o movimento – qui viene il bello – finirà per darlo egualmente: nel senso che la torta dei 61 milioni rimarrà invariata, soltanto verrà ripartita in base alle scelte espresse dagli altri. Un po’ lo stesso “furto con destrezza” che viene applicata con l’8 per mille attribuito alle organizzazioni religiose. Naturalmente non finisce qui: alla torta dei 61 milioni si aggiungeranno le donazioni private opportunamente detassate: il che sarebbe un principio giusto – e sostenuto dai Comitati per le Libertà – se fosse l’unico mezzo di sostentamento dei partiti. Purché nominale – (possibile solo da parte di persone fisiche) e con un massimo consentito (in modo da evitare che un Bazoli o un Berlusconi siano i veri burattinai della vita pubblica). Infine, come nelle comiche finali, ecco le ulteriori agevolazioni: telefoniche e per le sedi del demanio: dunque altri finanziamenti che rientrano dalla finestra a spese dei cittadini! Dimenticavo: i partiti beneficiandi dovranno dovranno dotarsi di uno statuto. Ottima cosa, questa: solo che manca la prova del 9 riguardo alla loro democraticità interna. Infatti non è previsto l’obbligo di elezioni primarie interne per selezionare i candidati alle elezioni. Come dire: il cittadino paghi i partiti, ma non metta il naso nei loro affari. E così, alla fine, i finanziamenti alla politica probabilmente aumenteranno. C’era da aspettarsi qualcosa di meglio da un governo consociativo, dove due partiti teoricamente alternativi – Pd e Pdl – mettono in comune i loro interessi e non quelli dei loro elettori?

Gaston Beuk

Sull'Autore

Gaston Beuk

Gaston Beuk è lo pseudonimo di un noto giornalista e scrittore dalmata. Si definisce liberale in economia, conservatore nei valori, riformista nel metodo, democratico nei rapporti fra cittadino e politica, federalista nella concezione dello Stato e libertario dal punto di vista dei diritti individuali.

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