Fenomenologia di Enrico Berlinguer

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Un’interpretazione psicologica della figura di Berlinguer e del suo confronto con Craxi

Sarà un paradosso, ma guardando il documentario di Walter Veltroni “Quando c’era Berlinguer” emerge un frammento di verità nella versione di Claudio Signorile sulla fragilità sistemica dell’“austerità berlingueriana”, certo con qualche scivolamento terzistico al Garofano…Ma il punto è un altro:a censurare l’auto-totalitarismo mentale dell’“ossessione dell’identità”-che per Etienne De La Boètie era la servitù volontaria-collegato al machiavellismo socialcomunista fu lo stesso Antonio Gramsci, che involontariamente riuscì a far capire come l’idolatria del mito collettivista avesse qualcosa di psicopatologico-nel tentativo ossessivo di respingere la realtà adattandola alla superiorità dell’ideologia:“Il nucleo più sano e immediatamente accettabile del freudismo (Freud, ndr) è l’esigenza dello studio dei contraccolpi morbosi che ha ogni costruzione di “uomo collettivo”, di ogni “conformismo sociale” specialmente di quelle classi che “fanaticamente” fanno del nuovo tipo umano da raggiungere una “religione”, una mistica”. Nulla di più vero. Ma era anche il caso del segretario del Pci Enrico Berlinguer, che psicosomatizzò fino al parossismo della sofferenza umana culminata nel cedimento fisico pre-mortem del comizio giugno 1984 il fallimento narcisisticamente frustrante della costruzione delirante di uomo collettivo alla fine del traumatico scontro di personalità con Bettino Craxi, un leader politico certamente contraddittorio e complesso ma che sul terreno della scala mobile distrusse la psicologia identitaria di Berlinguer:“Ora, dato che la meta finale indicata da Lenin era la società senza classi e senza Stato, si potrebbe parlare di “aterogenesi dei fini” nel senso che i mezzi hanno fagocitato l’ideale. Il leninismo al potere sarebbe, da questo punto di vista, la dimostrazione che non è possibile scindere i mezzi dai fini e che la storia non è “razionale” bensì “ironica” e persino “crudele”…C’è nel leninismo la convinzione che la natura umana è stata degradata dall’apparizione della proprietà privata, che ha disintegrato la comunità primitiva scatenando la guerra di classe. E c’è soprattutto il desiderio di ricreare l’unità originaria facendo prevalere la volontà collettiva sulle volontà individuali, di interesse generale sugli interessi particolari.
In questo senso il comunismo è organicamente totalitario, nel senso che postula la necessità di istituire un ordine sociale così armonioso da poter fare a meno dello Stato e dei suoi apparati coercitivi. Questo “totalitarismo del consenso” deve essere preceduto da un “totalitarismo della coercizione”…Pure la meta finale resta la società senza Stato, cioè “il paradiso in terra” (Lenin) successivo alla “resurrezione dell’umanità” (Bucharin). Talchè si può dire che la meta finale indicata dal comunismo è “un regno di Dio senza Dio”, cioè la costruzione reale del regno millenario di pace e di giustizia illusoriamente promesso dal messianesimo giudaicocristiano. Non è certo un caso, dunque, che Gramsci sia arrivato a definire il marxismo “la religione che ammazzerà il cristianesimo” realizzando le sue esaltanti promesse e facendo passare dalla potenza all’atto l’ideale della società perfetta”.
E’, parafrasando Sigmund Freud, il “delirio del desiderio” ideologicamente connotato. E Craxi aveva visto lungo. Quale al fondo la tragica ironia di questa vicenda?
Chi scrive pensa-“a pensar male s’indovina”-che se “Craxi aveva avuto il coraggio di compiere (quel ripensamento, ndr) proprio nel momento in cui l’ideologia bolscevica aveva reso gran parte dell’intellighenzia italiana cieca e sorda di fronte all’evidenza storica e fermamente determinata a cercare la vera democrazia al di fuori della tradizione del socialismo liberale” (da Cafagna Luciano, Corriere della Sera), Berlinguer pagò con la vita l’esaltazione nevrotica della “ricca lezione leniniana” fino a non accettare lo scacco mortale della scala mobile. Vinse post-mortem sul terreno di Mani Pulite, ma sarebbe stato il paziente “ad personam” della psicanalisi di Freud.
Il mondo è complesso, a volte un po’ dark…

Alexander Bush

Sull'Autore

Alexander Bush

Alexander Bush, classe ' 88, nutre da sempre una passione per la politica e la macroeconomia legata al giornalismo d'inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cusani, tra questi "Lo psico-reato di Keynes", "Monte Draghi di Siena" e "L'utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri", riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Due libri al suo attivo: "L'Italia dei complotti 1974-2011" e "Scacco matto a Giulio Andreotti" editi da LibertatesLibri.

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