E’ tempo di incazzarsi

ArticoloFabio

Il male di questo Paese è la voglia di conservazione della nostra classe politica ed intellettuale che riesce a frenare quotidianamente il bisogno di cambiamento dell’Italia. Emblematico il direttore de Il Fatto Quotidiano, Antonio Padellaro, che ha addirittura avviato una campagna per non riformare la Costituzione. E non importa se per approvare una legge occorrano tempi biblici, se un presidente del Consiglio non possa sfiduciare un ministro, se il Parlamento ha due camere costosissime quando oggi sono sempre meno i cittadini che ne possiedono due nel proprio appartamento!
Perché nel nostro Paese è normale che chi fa politica possegga giornali o televisioni o tutte e due insieme, che i partiti e i sindacati siano associazioni non riconosciute, disobbedendo quindi all’art. 39 della Costituzione, e che un magistrato si avvalga della forza mediatica delle sue inchieste per poter poi “scendere in politica”. E chi se ne frega se da anni si discute senza concretezza dell’abolizione delle provincie , del finanziamento pubblico ai partiti e ai giornali, della riduzione del numero e degli stipendi dei parlamentari.
Per i nostri governanti non è importante destinare più risorse alla ricerca, all’istruzione e alla salute ma lo è per esempio salvare una banca. Eppure sono pochi a indignarsi di ciò. E se in un periodo di crisi invece di aiutare famiglie e imprese si acquistano gli F-35? E’ normale, dobbiamo essere pronti a difenderci (da cosa ancora non si è capito). E’ poi troppo progressista e anticlericale regolarizzare le unioni civili, dare qualche diritto in più ai gay, approvare il testamento biologico e perché no liberalizzare la prostituzione (con tanto di maggiori entrate fiscali). Invece è etico imporre con una legge stili di vita con meno consumo di tabacco, alcool e cibi grassi. Pazzesco!
Il discorso del Porcellum lasciamolo perdere che è meglio. Tutti, ma proprio tutti, a gridare che è una porcata quando la verità è che fa comodo alle segreterie di partito che possono in questo modo continuare a imporre agli elettori i loro candidati. Che poi questi siano capaci o meno sono i Berlusconi, i Bersani, i Monti e gli altri leader a deciderlo, mica i cittadini! Ovvio, è troppo scomodo avere primarie aperte e garantite per legge.
Italiani per una volta aprite gli occhi: indignatevi pacificamente, impegnatevi nella società civile, scrivete, gridate ma smettetela di lamentarvi seduti sul divano con il solito piagnisteo.

Renato Cantagalli

Sull'Autore

Renato Cantagalli

Renato Cantagalli è lo pseudonimo di un giornalista campano nato nel '79 in provincia di Caserta. Opinionista irriverente e unpolitically correct di Libertates ha collaborato con vari media occupandosi di politica. Il suo pensiero: dopo il superamento dei concetti di destra e sinistra, il liberalsocialismo è la strada sulla quale devono incamminarsi Italia ed Europa.

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