E se tornassimo alla monarchia?

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In un periodo di modifiche costituzionali perché non far decidere ai cittadini quale forma di governo preferiscono?

Dunque, l’attuale senato (minuscola d’obbligo) non conta più nulla. Valgono poco i suoi membri indagati, rinviati a giudizio e tuttavia sempre insediati nei loro da noi remunerati stalli. Contano meno ancora certi senatori a vita. Un mondo è finito. Il Senato è morto. Pugnalato con spensierato rito sadomaso dai suoi stessi “membri”, d’ora in poi condannati a vagare nudi sino allo scioglimento dell’assemblea. Che cosa rappresentano adesso che han votato di essere abusivi? Con quale spocchia codesti senatori eserciteranno il mandato che essi stessi hanno cancellato? Allora, meglio farla finita con questa caricatura di senato. Liberi tutti, tranne i patres, e sono molti, che debbono rispondere di reati comuni.
Costituzione imperfetta o imperfetto chi ne abusa?
Di imperfetto in Italia non era e non è il bicameralismo ma l’uso che della Costituzione hanno fatto partiti, congreghe e profittatori vari, uniti nell’obiettivo di divaricare le istituzioni dai cittadini e viceversa. Ci stanno riuscendo. Il colpo basso attuato con l’eliminazione dell’elettività diretta della Camera Alta accelera la deflagrazione dello Stato. Basta leggere il testo arruffato approvato dai “senatori” per capire che questi patres non sanno quello che fanno.
Tempo è venuto di restituire sovranità piena ai cittadini sulla Carta saccheggiata dal governo e dai suoi segugi: non solo per approvare o cassare lo sciagurato svilimento del senato, ma sulla forma stessa dello Stato. Nel primo Ottocento Gian Domenico Romagnosi, tra i supremi esponenti del pensiero repubblicano in Europa, scrisse che ogni generazione ha diritto di decidere la forma di stato nella quale riconoscersi. Lo pensava anche Melchiorre Gioja, autore del celebre saggio “Quale dei governi liberi meglio convenga all’Italia”. Dopo 70 anni questa rugosa repubblica è al crepuscolo. La sovranità va restituita ai cittadini. Nell’unico modo leale: l’abolizione, per referendum, dell’articolo 139 della Carta, che dichiara immodificabile la forma dello Stato. Forse che la Gran Bretagna, la Spagna, il Belgio, la Danimarca, la Svezia, la Norvegia ecc. ecc. sono meno civili dell’Italia solo perché sono Stati monarchici?
La soppressione del Senato elettivo ha messo a nudo la pochezza dell’attuale “dirigenza” politica: una commedia dell’arte. La repubblica è nuda, dalla cintola in su o in giù, a seconda di dove si collochi l’ex Camera Alta.

Aldo A. Mola

Sull'Autore

Aldo Mola

Aldo Alessandro Mola (Cuneo, 1943) dal 1967 ha pubblicato saggi e volumi sulla storia del Partito d'Azione e di Giustizia e Libertà, della massoneria e della monarchia in Italia. Direttore del Centro Giovanni Giolitti (Dronero- Cavour) ha coordinato Il Parlamento italiano, 1861-1994 ( Nuova Cei, 24 voll.). Il suo Giolitti, lo statista della Nuova Italia è nei “Classici della Storia Mondadori”. Tra le opere recenti, Italia, un paese speciale (4 voll.)

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