E’ il valore “medio” che frega i giovani


Con la globalizzazione non c’è più (specialmente per i giovani) possibilità di galleggiare: o dentro o fuori

Mai come oggi il Sofista di Platone è stato di bruciante attualità: bisogna prescrivere medicine amare ai cittadini della polis male amministrata. Fatta la diagnosi liberale della Seconda Grande Contrazione globale del potere d’acquisto – il buonismo di Keynes è stato d’istigazione alla “banalità del male” con la spesa pubblica in deficit da “magnifiche sorti e progressive”– ci vuole la terapia.
Eserciti di cittadini e speculatori inginocchiati ai loro desiderata hanno creato la Tangentopoli dei CDS –“titoli salsiccia”– illudendosi di poter fare una vita faraonica senza la Fatica dell’Etica protestante alla base del capitalismo organizzato. Hanno scelto il gioco d’azzardo puro, e si sono abituati a non lavorare nella mediocritas dello “schema Ponzi”: imbrogliare l’Altro. Ma la soluzione c’è. E non è certo il buonismo.
L’ex amministratore delegato Telecom Franco Bernabè illustra la Weltanschauung vincente, informata alla condanna dell’eterna protezione andreottiana della Balena Bianca agli individui dagli alti e bassi della sorte: “L’unica cosa che si può e si deve fare è liberare le energie per la creazione di nuove iniziative. La tecnologia ha fatto sì che oggi le soglie di accesso alla creazione di un’impresa si sono molto abbassate. Le opportunità ci sono, anche in Italia, bisogna mettere i giovani in condizione di coglierle”. E se uno per caso non è creativo, non ha l’idea geniale, o semplicemente non vuol vivere con il coltello della competizione tra i denti, deve morire di fame?”. La risposta di Bernabè è tranchante: “L’economista americano Tyler Cowen ha scritto recentemente un libro Average is over, che letteralmente significa “la media è finita”. Significa che non c’è spazio per galleggiare, il mondo è diventato terribilmente competitivo per il semplice fatto che in pochi anni la cosiddetta globalizzazione ha messo 500 milioni di europei in gara con tre miliardi di cinesi e indiani. E adesso sta esplodendo l’economia africana. E’ così, oggi chi non è creativo e competitivo starà molto peggio di chi non lo era trent’anni fa”.“Una classe dirigente che dice al popolo che viene diretto “scusate, è andata male, ognuno per sé e Dio per tutti” non è un grande spettacolo”. “Sta accadendo così in tutti i Paesi dell’Occidente. Negli Stati Uniti, ma in Israele e adesso addirittura in Cina, tutti i ragazzi vogliono diventare imprenditori. Hanno una visione diversa dai loro padri. Anche in Italia credo che siano molti più di quanto crediamo a desiderarlo, solo che qui mancano le condizioni…”.
Il mondo deve tornare ad essere quello di Adriano Olivetti e Steve Jobs. Ha ragione lo psichiatra Paolo Crepèt: inventatevi.

di Alexander Bush

Sull'Autore

Alexander Bush

Alexander Bush, classe '88, nutre da sempre una passione per la politica e l’economia legata al giornalismo d’inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cubani, tra questi “Monte Draghi di Siena” e “L’utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri”, riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Bush ha pubblicato un atto d’accusa contro la Procura di Palermo che ha fatto processare Marcello Dell’Utri e sul quale è tuttora aperta la possibilità del processo di revisione: “Romanzo criminale contro Marcello Dell’Utri. Più perseguitato di Enzo Tortora”.

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