Dietro al fallimento della politica di Obama

ghia
Recensione di un volume di un esperto di politica militare e di relazioni internazionali che vive in Tunisia

Che la reazione delle democrazie occidentali all’avanzata dell’islam radicale fosse inadeguata, lo avevamo compreso da tempo. Irresolutezza di Washington e assenza della Ue non meritano neppure commenti. Il disastro della politica estera americana sotto la presidenza Obama e il parallelo vuoto politico, persino umiliante, della Unione Europea (simboleggiato dal dilettantismo del governo Renzi e dalla nullità istituzionale della Mogherini) sono sotto gli occhi di tutti. Ci voleva però un saggio denso e informatissimo firmato dall’ammiraglio ed esperto di relazioni internazionali Fabio Ghia per farci comprendere la portata dell’intrico di forze sottostanti e le ragioni dello stallo. In “Europa Latitante – Dal fallimento politico USA all’Islam Deviato” (edito da l’Opinione), Ghia mette a frutto la sua conoscenza diretta della società tunisina (il Paese dove vive) per offrirci i capi principali della matassa.
Il filo che collega le varie parti del saggio è la constatazione-denuncia di una alleanza addirittura secolare fra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, estesa al braccio ideologico e operativo costituito dal Qatar. Alleanza dunque fra la prima democrazia del mondo e il blocco islamico sunnita più fondamentalista, inclusi gli estremisti wahabiti e talebani!
Come mai un asse, almeno apparentemente, tanto innaturale? La risposta dell’autore si basa insieme su considerazioni geopolitiche ed energetiche: l’idea cioè che l’Arabia, superpotenza petrolifera, sia gradita agli Usa perché in grado di consentire il contenimento del prezzo del petrolio, e allo stesso tempo piaccia per la sua capacità di mobilitare le masse sunnite, così da contrastare l’espansione in Medio Oriente delle potenze rivali: Iran, Cina e Russia.
Ma il nocciolo duro dell’analisi riguarda la strategia complessiva in cui si inquadra tale alleanza. Il piano strategico americano ereditato da Obama, ma concepito a suo tempo da Brzezinski e già avviato dal presidente Carter nel 1978, coincide infatti con la teoria del “caos generalizzato”: un mosaico di situazioni locali mantenute in uno stato di perenne instabilità, in modo da permettere al’America interventi caso per caso, affidandoli ad alleati ed esecutori utilizzabili secondo gli interessi del momento. E, quindi, senza impegnarla direttamente: è il cosiddetto “Leading from behind”, che potremmo tradurre liberamente con “Tecnica delle mani pulite”. Libertà di manovra viene concessa, insomma, fra le quinte, ai vari attori regionali, salvo naturalmente assicurare ai servizi segreti di Washington la parte dei “mandanti” e il ruolo dei burattinai.
I risultati fallimentari di una tale politica sono quelli accennati all’inizio: valga per tutti l’appoggio concesso a suo tempo in Afghanistan ai mujaheddin in chiave antirussa. Cofinanziato dall’Arabia, come sappiamo, esso si materializzò nell’incubatrice di AlQaeda e di vari movimenti islamici radicali. Ma Ghia punta il dito anche su uno scenario meno noto: di nuovo entrano in campo gli Usa – ancora al fianco dell’Arabia, nel 2010-2011 – per deviare la Primavera tunisina verso un’egemonia della ortodossia wahabita, mediante un rafforzamento del partito Ennahda.
Insomma, “Europa latitante” squarcia il velo su scenari inquietanti, primo fra tutti il sacrificio di una politica liberale e democratica, volta alla affermazione dei diritti umani, sull’altare di un realismo geopolitico amorale, in fin dei conti contrario agli interessi occidentali. Fino a generare il sospetto che la crisi umanitaria cui stiamo assistendo sia “artificiale”, e almeno in parte da attribuire alla solita politica del “caos generalizzato”.
Su tutto un richiamo. E’ tempo di battersi perché il valore dei diritti umani sia imposto agli imam come una priorità rispetto all’insegnamento del Corano. E proprio sulla definizione di tali diritti – purtroppo oggi usati ideologicamente in Occidente dal conformismo di sinistra – i liberaldemocratici in Italia devono impegnarsi culturalmente, per lanciare la loro sfida culturale e politica.

Dario Fertilio

Sull'Autore

Dario Fertilio

Dario Fertilio (1949) discende da una famiglia di origine dalmata e vive a Milano. Giornalista e scrittore, presiede l'associazione Libertates che afferma i valori della democrazia liberale e i diritti umani. Estraneo a ogni forma di consorteria intellettuale e di pensiero politicamente corretto, sperimenta diverse forme espressive alternando articoli su vari giornali, narrativa e saggistica. Tra i suoi libri più noti, la raccolta di racconti "La morte rossa", il saggio "Le notizie del diavolo" e il romanzo storico "L'ultima notte dei Fratelli Cervi", vincitore del Premio Acqui Storia 2013. Predilige i temi della ribellione al potere ingiusto, della libertà di amare e comunicare, e il rapporto con il sacro.

Post correlati