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Più tasse o meno servizi: è il federalismo, bellezza!
Scritto da Angelo Gazzaniga   
Giovedì 12 Gennaio 2012 20:15

Le ultime statistiche rivelano che una delle principali industrie italiane per numero di addetti (superiore a Fiat, Trenitalia e Finmeccanica) è il comune di Roma: 65000 tra dipendenti diretti e aziende “municipalizzate”.

Altre due notizie “correlate”:

  • nel 2011 si sono aggiunte altre 1800 assunzioni
  • in dicembre è stata approvata la legge relativa a “Roma capitale”: un finanziamento aggiuntivo statale per evitare la possibile bancarotta del Comune di Roma.

A questo punto si potrebbe gridare allo scandalo: amministrazioni che continuano imperterrite con assunzioni definibili per lo meno clientelari, anche in situazioni complessive di grave crisi! Si potrebbe invocare un commissariamento o qualcos’altro per porre rimedio alla situazione.

Secondo noi, invece, la soluzione non deve essere cercata in iniziative di stampo centralista o statalista, del tipo di provvedimenti “punitivi” o correttivi, decisi da un’autorità in nome di un superiore interesse nazionale. Andrebbe invece realizzato un autentico federalismo accompagnato dalla democrazia diretta (come sostengono da sempre i Comitati).
Non si dovrebbe vietare (o sconsigliare) ai cittadini romani di preferire un comune elefantiaco, assistenzialista e spendaccione ad un comune snello ed efficiente, che offra servizi pubblici di standard elevato anziché assunzioni facili: purché sappiano come nell’ambito di un corretto federalismo (e autonomia) fiscale debba essere possibile scegliere tra più dipendenti e più tasse o peggiori servizi.

Questo insomma dovrebbe essere il vero federalismo: ognuno libero di decidere, nell’ambito della propria regione, quante tasse pagare e come impiegarle.

Tutto ciò i cittadini dovrebbero poterlo stabilire nel modo più diretto possibile: attraverso un sistema elettorale che permetta di scegliere (attraverso primarie certificate e garantite) i propri rappresentanti, eleggerli in base alle loro proposte (attraverso un sistema elettorale maggioritario) e giudicarli alla fine del mandato, nonché con la possibilità di ricorrere a referendum sia abrogativi sia propositivi sulle questioni più importanti.

Altrimenti continueremo a scandalizzarci perché i comuni continuano a comportarsi come quello di Roma: questo modo di far politica porta i tanto desiderati voti e nel frattempo paga lo Stato, cioè tutti noi.


Angelo Gazzaniga
Portavoce dei Comitati per le Libertà

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