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Il siluramento di Minzolini, una tragicommedia italiana
Scritto da Angelo Gazzaniga   
Lunedì 02 Gennaio 2012 13:29

Augusto MinzoliniLa “vicenda Minzolini”, ovvero il suo siluramento dalla direzione del TG1 per motivi politici, può essere letta come simbolo di un’Italia che non funziona, e che difficilmente uscirà dall’attuale situazione.

La RAI è formalmente una SpA “privatizzata”: rispetta le regole di una società per azioni con bilancio, consiglio di amministrazione, regole e responsabilità tipiche di tutte le altre società di capitali private. Eppure non è mai stata così sottoposta al controllo dei partiti e non è mai stata gestita con regole così lontane dalla buona amministrazione.

In una qualsiasi società, un dirigente con risultati simili a quelli ottenuti da Minzolini (calo di quasi un terzo dell’ascolto) verrebbe licenziato senza troppe discussioni: invece il licenziamento avviene per motivi politici (il classico regolamento di conti seguito alla caduta di Berlusconi), mascherati da provvedimenti giudiziari. Intanto il giornalista (dopo aver speso con o senza autorizzazione, ma questo è un problema che riguarda la magistratura, quasi 65000 euro in un anno in ristoranti e alberghi) chiede per lasciare la direzione del telegiornale di essere inviato in una sede di suo gradimento (si parla di Parigi: con appartamento a disposizione e circa 500.000 euro di stipendio).

È evidente come i criteri di valutazione dell’operato dei dirigenti Rai siano ben diversi da quelli di una qualsiasi società che opera in regime di libera concorrenza: l’appartenenza e la fedeltà ai politici e non la produttività e l’efficienza: così è sempre stato e così, temiamo, sarà ancora per molto.

La soluzione, secondo noi dei Comitati, è quella di liberalizzare il servizio: il che significa non tanto privatizzare (che in Italia significa spesso vendere all’amico o al potente di turno per far cassa) quanto permettere alle singole reti di agire in regime di libera concorrenza, senza condizionamenti politici e soprattutto senza aiuti dati da canone o da leggi o regolamenti “ad hoc”. Il canone, infatti, dovrebbe servire esclusivamente a finanziare un’unica rete pubblica, dopo aver venduto le altre sul mercato ed evitando di creare nuovi monopoli. Una rete da utilizzare per scopi istituzionali, senza pubblicità, con controllo statale.

Ma attenti: i costi (e quindi i finanziamenti) di questa rete non dovrebbero superare la media dei costi delle altre reti: altrimenti, c’è da scommetterlo, in poco tempo ci ritroveremmo una RAI con una sola rete e con gli stessi costi di adesso.

Angelo Gazzaniga
Portavoce dei Comitati per le Libertà

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Commenti (2)
  • Romano Scaffardi  - Tragicommedia
    Il buon Cazzaniga colpisce ancora.I suoi patetici contorcimenti in difesa del Minzolino trasformano la tragicommedia in farsa.Il Minzo andava cacciato, per mille motivi:per il "venire meno del rapporto di Fiducia" (espressione tipicamente aziendalista),per le spese improprie ed eccessive (è un problema che riguarda la magistratura: e non l'azienda? suvvia!!),per motovi di inefficienza professionale (calo dell'audience), e anche, sissignori, per motivi politici.Quando un giornalista invece di fare il suo mestiere in maniera corretta si esercita nell'arte del "lecchino d'oro" verso il suo referente politico, deve essere cacciato,proprio per ragioni "politiche".
    Siccome però in RAI quasi nulla funziona,non hanno fatto caso allo status giuridico.Spero che i giudici in Cassazione decidano secondo una "giusta giustizia" e non secondo un astratto formalismo
  • Pecos Bill  - Motivi politici
    Con buona pace di Scoffardi (se lui sbaglia il nome di Gazzaniga, io posso permettemi di sbagliare il suo) si è dimenticato di chiedere anche la rimozione del presidente Rai Galimberti: non è lui il presidente del calo di audince? E non è stato lui ad essere nominato, non meno di Minzolini, per motivi politici (sia pure opposti a quello del suo direttore?). L'unica via è quella di privatizzare la rai lasciando un solo canale pubblico nel modo indicato da Gazzaniga.
    8)
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