| La giustizia che noi vorremmo |
| Scritto da Angelo Gazzaniga |
| Martedì 06 Settembre 2011 18:30 |
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Processo tendenzialmente difficile: personaggio di altissimo profilo politico, straniero, dibattimento basato sulle accuse della controparte (una semplice cameriera d’albergo). Ebbene, dopo il clamoroso arresto “in diretta”, il processo si è esaurito dopo solo tre mesi: Strauss-Kahn libero, la sua carriera politica compromessa, il procuratore di New York che ammette di essersi sbagliato… Tutti noi facilmente immaginiamo come si sarebbe conclusa (pardon, non conclusa) la stessa vicenda in Italia: il processo che dura almeno dieci anni, il politico che rimane al suo posto, la pubblica accusa che non ammette mai di essersi sbagliata, anzi persevera per tutti i gradi di giudizio… Ecco perché noi Comitati, da tempo, auspichiamo una vera riforma della giustizia (vedi il nostro volume “Terzo strapotere” di Fabio Florindi e Antonio Martino): una riforma che ponga al centro delle sue attenzioni gli interessi dei cittadini e non quelli della casta dei magistrati e degli avvocati o della classe politica. Una riforma in cui è prevista anche l’elezione dei pubblici ministeri: una soluzione da sempre praticata negli Stati Uniti ove l’attività del procuratore è in questo modo soggetta al controllo e al giudizio dei cittadini, i migliori giudici della sua attività. Angelo Gazzaniga |

Al di là delle possibili, auspicabili, necessarie modifiche al sistema giudiziario italiano di cui si discute da decenni con risultati che sono sotto gli occhi di tutti, in questi giorni abbiamo un esempio di come dovrebbe funzionare la giustizia: è il processo a Strauss-Kahn negli USA.