Segui Libertates

Pagina Facebook Canale YouTube Feed RSS

Iscriviti alla Newsletter

Nome:

Email:


Licenza Creative Commons
Questo sito utilizza una
Licenza Creative Commons
Cosa significa davvero liberalizzare
Scritto da Angelo Gazzaniga   
Martedì 30 Agosto 2011 19:04

In Italia si parla della necessità di liberalizzare, di dare una scossa all’economia, di togliere lacci e lacciuoli legali e burocratici, di semplificare procedure e leggi per recuperare quella competitività che progressivamente siamo andati perdendo.

La cosa curiosa è che queste liberalizzazioni sono auspicate praticamente da tutti: prima il governo Prodi, poi quello Berlusconi le hanno messe nel loro programma, Confindustria e sindacati hanno fatto addirittura un documento congiunto per richiederle, economisti e opinionisti sono sostanzialmente tutti d’accordo, destra e sinistra pure.

Non si sente una voce a favore del mantenimento dell’attuale situazione. Eppure di queste liberalizzazioni da diversi lustri non c’è traccia…

Perché? Forse, diciamo noi, per un equivoco di fondo sul concetto di liberalizzazione.

Liberalizzazione non significa provvedimenti su cui tutti concordano, che non disturbano nessuno (o tutt’al più qualche categoria marginale), su cui avvengono le famose “convergenze” di democristiana memoria.

Liberalizzare significa incidere e togliere situazioni di monopolio, rendite di posizione, difese corporative di privilegi: ne abbiamo avuto un esempio con la Thatcher che ha liberalizzato l’economia inglese piegando la più forte corporazione inglese: quella dei minatori.

Significa, solo per fare un esempio, abolire gli ordini professionali: un residuo corporativo che non difende i membri (esistono già i sindacati) e non difende i cittadini (esistono già magistratura e albi professionali), aboliamo il valore legale della laurea ecc.

Ovviamente a questo punto insorgono le categorie che difendono i loro privilegi (lo abbiamo visto di recente con i timidi tentativi di riforma dell’Ordine degli avvocati promossi dal Governo e prontamente rientrati...).

Quindi o si propongono misure concrete che effettivamente incidono su queste situazioni e si affrontano le invitabili proteste oppure si confessi che le uniche liberalizzazioni accettate sono quelle che non disturbano nessuno o che si fanno nel giardino del vicino: cioè le finte liberalizzazioni.

I Comitati da anni chiedono: l’abolizione delle province, l’accorpamento dei comuni minori, l’abolizione degli ordini professionali, gare obbligatorie per l’assegnazione di tutti i servizi pubblici, liberalizzazioni nel commercio (basti pensare al numero chiuso nei taxi, ai vincoli posti all’apertura di farmacie nei supermercati e alla vendita di prodotti da banco nelle edicole, alle difficoltà frapposte all’apertura di punti di vendita carburante nei supermercati ecc. – tutti provvedimenti già adottati da tempo nel resto dell’Europa).


Angelo Gazzaniga
Portavoce dei Comitati per le Libertà

Share

Commenti (2)
  • alex  - bravo angelo
    ben detto :D :D
  • Michele
    Buongiorno sig. Angelo sono un tassista di Milano. Posso sapere in quale altro stato europeo (tranne Svezia Olanda e Irlanda) non vi sono limiti al numero di licenze dei taxi?
Commenta
I tuoi dettagli:
Commento:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img]   
:D:):(:0:shock::confused:8):lol::x:P:oops::cry::evil::twisted::roll::wink::!::?::idea::arrow:
Security
Inserisci il codice anti-spam che vedi nell'immagine.
 
Comitati per le Libertà - Indirizzo Segreteria: Via Daverio, 7 - 20122 Milano | comitatus@libertates.com