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Di fronte alla proposta di una manovra finanziaria d’emergenza che avrebbe dovuto richiedere sacrifici a tutti (e soprattutto ai più privilegiati: redditi di capitale, redditi particolarmente alti e classe politica) c’è stata una levata di scudi (pressoché unanime) di tutta la classe politica.
Levata di scudi che è stata ben esemplificata dalle dichiarazioni del Ministro Rotondi che si potrebbero così riassumere:
- gli stipendi degli onorevoli sono talmente bassi da dover richiedere uno sforzo notevole per far quadrare i conti;
- non possiamo chiedere sacrifici ai deputati, altrimenti si arrabbiano e ci mandano a casa e io non voglio essere mandato a casa.
Due osservazioni:
- dal punto di vista puramente contabile un deputato italiano incassa più di 11.000 euro al mese (senza calcolare integrazioni ed aggiunte varie), un deputato europeo 5800 euro in media: eppure non risulta che i deputati europei siano in condizioni di povertà…;
- da un punto di vista istituzionale è invece da rimarcare la gravità dell’altra asserzione: ci sono ministri che ritengono evidentemente di non dover rispondere del loro operato ai cittadini, a coloro cioè che li hanno eletti, ma agli altri membri del parlamento: un comportamento tipico di una “casta” chiusa e autoreferenziale quale è diventata quella politica.
Solo una legge elettorale che permetta ai cittadini, e solo ai cittadini, di scegliere il proprio candidato, votarlo e giudicarlo a fine mandato è una legge che impedisce queste degenerazioni di una classe politica.
È quella legge elettorale maggioritaria con primarie obbligatorie e garantite per legge che i Comitati hanno da sempre proposto e illustrato nel loro volume “Maledetta proporzionale”.
Angelo Gazzaniga
Portavoce dei Comitati per le Libertà
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