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Lo dimostrano un paio di casi:
La vicenda kafkiana delle multe inflitte da Agcom a diverse reti televisive
L’Agcom è una authority creata anche con lo scopo di tutelare la libertà e la correttezza dell’informazione, soprattutto politica: di tutelare cioè i cittadini in qualità di utenti.
Questa authority ha ritenuto (giusto o sbagliato che sia) che durante l’ultima campagna elettorale amministrativa alcune reti abbiano violato le regole della “par condicio” (altro provvedimento di natura statalista e dirigista che fondamentalmente considera i cittadini come incapaci di decidere autonomamente cosa ascoltare).
Ha pertanto comminato alcune multe di non poca entità (450.000 euro al TG1) a chi ha sforato i tempi.
Orbene queste multe non verranno pagate dai responsabili di questo sforamento (direttori di telegiornale, direttori di rete), ma dall’azienda stessa.
E dato che la Rai è una società pubblica, le conseguenze saranno paradossali: saranno proprio i cittadini a pagare quelle multe che sono state emesse in loro difesa.
Santoro e la Rai
Dopo una lunghissima querelle Santoro e la Rai hanno divorziato: decisione probabilmente inevitabile e giusta dal punto di vista aziendale: ogni azienda ha il diritto di scegliere i propri collaboratori, pagarli quanto ritiene giusto, interrompere la collaborazione se lo ritiene opportuno. Ovviamente, però, anche sopportandone le conseguenze: saranno i responsabili a risponderne dinanzi agli azionisti.
Invece nel caso della Rai, (che, non dimentichiamolo, ha dipendenti in numero doppio e costi circa il doppio rispetto a Mediaset) per coprire i costi dell’operazione già si ipotizza un robusto aumento del canone: come sempre saranno i cittadini a pagare inefficienze e scelte sbagliate.
Una prova in più a favore di quello che sostengono da sempre i Comitati, favorevoli a:
- una Rai realmente privatizzata, senza controllo dei partiti;
- uno Stato con soltanto potere di controllo sulle trasmissioni di servizio pubblico: cioè su una rete culturale, di informazione, formazione e servizi per i cittadini senza pubblicità e pagata con il canone.
Questa permetterebbe a tutti di conoscere i costi e di pagarli, senza però addossarsi gli sprechi commessi ai danni della collettività. Il resto è solo inefficienza, favorita dagli abusi di un servizio televisivo statalista e partitocratico.
Angelo Gazzaniga
Portavoce dei Comitati per le Libertà
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Quindi la RAI fa" probabilmente "i propri interessi quando si lascia scappare l'autore della trasmissione di maggior successo di una delle sue reti, apportaore di grandi incassi pubblicitari.
Altra foglia di fico :i" responsabili " risponderanno davanti gli azionisti davvero crede Cazzaniga crede che i dirigenti responsabili di tale misfatto, nominati dal partito al Governo, risponderanno agli azionisti , cioè al Tesoro, cioè al Governo.Suvvia....
Forse il Cazzaniga confonde la Rai con qualche azienda privata, magari la Fiat...
E qui casca l'asino: si vuole privatizzare la Rai, cioè darla in pasto a Mediaset,e lasciare (alla Rai) un canale di solo servizio pubblico,
che nessuno guarderebbe.
Ma non illudetevi : l'Italia è cambiata e un simile disegno farebbe la fine della privatizzazione dell'acqua.