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L'Alitalia, Geronzi e i figli di un dio minore
Scritto da Angelo Gazzaniga   
Giovedì 21 Aprile 2011 18:39

In questo ultimo periodo, in campo salariale ci sono stati alcuni episodi interessanti che riguardano imprese ritenute fondamentali (e quindi esemplari) per l’economia italiana.

L’Alitalia, nostra compagnia di bandiera, che è stata salvata e mantenuta italiana con un costo (3/4 milioni di euro) che si avvicina ad una piccola finanziaria, ha ottenuto nei mesi scorsi di poter “lasciare a casa” circa 800 dipendenti: un’operazione che ha lasciato tutti soddisfatti: la compagnia perché ha avuto uno sgravio di costi non indifferente, i sindacati che hanno sostenuto che questa è stata una trattativa finalmente condotta in modo serio e costruttivo (probabilmente il riferimento a Marchionne non è casuale), il ministro Sacconi lo ha definito “una trattativa esemplare perché accontenta tutti”.
Con un piccolo, trascurabile, particolare: i licenziati (anzi con una definizione politically correct i “lavoratori in esubero”) sono andati in una cassa integrazione speciale che garantisce loro l’80% dello stipendio per un periodo di 7 (sette) anni…

Le Assicurazioni Generali hanno licenziato (anzi ha dato le dimissioni dopo una minaccia di mozione di sfiducia) Cesare Geronzi che in meno di un anno di presidenza (320 giorni per la precisione) non solo non ha portato ad alcun risultato particolarmente positivo, ma ha creato seri problemi di immagine soprattutto in campo internazionale: orbene tra indennità di liquidazione, riconoscimento di due annualità per giungere a termine mandato, buona uscita ecc. ha ricevuto circa 16 milioni di euro (a cui vanno aggiunti i 3,3 milioni percepiti come compenso per l’anno trascorso): in tutto circa 60.000 euro al giorno!

A fronte di questi esempi abbiamo una disoccupazione giovanile che al Sud supera il 30%, un numero di precari senza nessuna garanzia e stipendi spesso al limite della sussistenza.

A parte le considerazioni di equità e giustizia morale e sociale:
in Alitalia i lavoratori suddetti hanno avuto questo tipo di buonuscita mentre i precari sono stati semplicemente non riassunti al termine
in Generali un presidente guadagna in un giorno quanto la maggior parte di noi (per non parlare dei giovani) non guadagna in un anno

Da un punto di vista puramente economico i Comitati chiedono: quali possibilità di sviluppo può avere un’economia in cui il mercato del lavoro anziché essere un mercato (perché anche quello del lavoro è un mercato che risponde a ben precise leggi) trasparente, concorrenziale e aperto è un mercato in cui prevalgono le logiche dei privilegi, della carriera dovuta a favori e amicizie, del posto garantito comunque a vita ecc.

Noi chiediamo a tutti coloro che sono responsabili e accettano questa logica di potere (classe politica, Governo, Sindacati, Confindustria) che anche in Italia ci possa essere un mercato del lavoro in cui divenga possibile a tutti, soprattutto ai giovani, trovare un lavoro ed essere remunerati in funzione della propria attività e delle proprie capacità e non delle amicizie e complicità.


Angelo Gazzaniga
Portavoce dei Comitati per le Libertà

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Commenti (2)
  • roberto volpi  - Le sinecure
    L'Italia paese sotto certi aspetti ancora medioevale, alle sine cure ecclesiastiche ha contrapposo quelle laiche. Personale delle PA, delle ex PPSS, delle corporazioni,ed altri noti privilegiati,hanno una forza elettorale tale da essere certi di mantenere ed a lungo di mantenere questi benefici, ovviamente a scapito dei non fortunati.
  • Renato Cantagalli  - Contro la casta dei privilegiati
    Parole sante quelle scritte nell'articolo!
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