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Latte di Stato? No, grazie!
Scritto da Angelo Gazzaniga   
Giovedì 14 Aprile 2011 18:15

Con motivazioni e metodologie diverse riappare la vecchia, cara IRI. Non più per il salvataggio di imprese vicine al fallimento o per fornire capitali per l’espansione, ma per garantire l’italianità di imprese ritenute strategiche. Non più attraverso una nuova società, ma attraverso l’estensione delle competenza della Cassa Depositi e Prestiti.

Comunque lo scopo resta lo stesso: lo Stato entra in società di diritto privato, fornisce capitali, ma soprattutto ne condiziona scelte e indirizzi. A questo punto occorrono alcune considerazioni:

1) Quali sono i settori ritenuti strategici per l’economia nazionale? (nrd: il termine di “settore strategico per l’economia nazionale” è stato introdotto dal primo piano quinquennale di Lenin). A rigor di logica lo sono quei settori le cui difficoltà possono ritardare lo sviluppo di tutta l’economia: ad esempio trasporti, reti di comunicazione, reti trasporto energia, difesa. Ma che c’entrano tra i settori ritenuti strategici latticini e derivati? Perché non si è battuto ciglio per le cessione ai francesi della Bulgari, ditta conosciuta in tutto il mondo e con un marchio prestigioso nel campo del lusso e del design, e ci si è affannati ad intervenire per difendere l’italianità di una ditta di latticini, settore con scarsa espansione e dominato da alcune multinazionali?

2) Abbiamo ben presente quella che fu la storia dell’IRI? Nata per iniziativa di Beneduce sotto il fascismo, in un sistema politico dirigista, centralista e statalista, si è sviluppata nel dopoguerra quando le condizioni dell’Italia erano drammatiche, ben diverse da quelle di oggi ed è rapidamente degenerata in quello che tutti noi ricordiamo bene. Una struttura governata da esigenze clientelari, con investimenti indirizzati a soddisfare le richieste e le esigenze elettorali di questa o quella corrente di partito… L’IRI ha rappresentato un costo elevatissimo non solo in termini economici, ma anche di sperpero di risorse umane, imprenditoriali e morali (basti pensare alla storia dell’Alfa Romeo o dell’Alitalia...).

3) Non sarebbe più opportuno che lo Stato utilizzasse le già magre risorse disponibili per far funzionare meglio quei servizi indispensabili ad una nazione moderna e che da noi sono già tanto carenti (infrastrutture, reti a banda larga, istruzione ecc ecc) anziché mettersi a produrre i latticini di stato? O forse è lecito il sospetto che l’intervento in questo settore abbia uno scopo tutt’altro che secondario, ma inconfessabile: tutelare gli interessi clientelari di quegli agricoltori “padani” che, dopo aver violato spesso e sistematicamente le quote latte (e rifiutandosi di pagare le relative multe), vendono il loro latte ad un prezzo superiore a quello europeo (e quindi fuori mercato)?

Per i Comitati l’unica strada praticabile per uno stato veramente moderno e liberale è quella di garantire un autentico libero mercato: con norme che garantiscano trasparenza, concorrenza e condizioni uguali per tutti: un mercato insomma che garantisca consumatori ed imprenditori e non gli interessi e le clientele di alcuni.

Solo così le nostre imprese potranno crescere e svilupparsi in un mercato sempre più globale, altrimenti saremo inevitabilmente destinati a soccombere in una competizione che ci vedrebbe affrontare con “campioni nazionali” piccoli, deboli e legati ad interessi clientelari la concorrenza di imprese di dimensioni continentali.


Angelo Gazzaniga
Portavoce dei Comitati per le Libertà

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