| Con il Natale arriva l'aumento del canone |
| Scritto da Libertates |
| Lunedì 27 Dicembre 2010 19:08 |
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Se è una tassa come tante altre, è una prova della complessità e della opacità del nostro sistema tributario: una miriade di tasse, imposte, accise ecc costose tanto per il contribuente, tanto per l’erario (basti pensare alla struttura burocratica necessaria per incassare il canone). Sarebbe più semplice, chiaro e onesto abolirlo e aggiungerlo alle normali imposte. Se è un corrispettivo per le prestazioni erogate dalla RAI allora non si capisce (o meglio è molto chiaro, la Rai ha il doppio dei dipendenti rispetto alla Finivest) per quale motivo uno dei duo sostanziali duopoli che si dividono le trasmissioni televisive e che trasmettono programmi fondamentalmente simili debba essere sovvenzionato e l’altro no. A questo punto privatizziamo uno o due canali RAI e utilizziamo il canone per sovvenzionare un canale senza pubblicità e con programmi di interesse pubblico. O forse sarebbe meglio – suggeriscono i Comitati – privatizzare tutta la Rai e mettere all’asta gli spazi necessari per le trasmissioni di interesse pubblico. Ovvero: lo Stato decide quali trasmissioni siano di pubblico interesse e compera gli spazi pubblicitari (mediante un’asta pubblica e trasparente) per trasmetterli. Dato che il canone dovrebbe servire per coprire i costi di trasmissioni di pubblico interesse, ci chiediamo perché un recente decreto ha rinnovato a Radio Radicale un contributo di 10,4 milioni di euro per realizzare le sue trasmissioni di interesse pubblico? Non dovrebbe farle la RAI grazie al canone? Oppure siamo di fronte ad un canone-bis? In uno stato moderno e liberale quale chiedono i Comitati, necessità fondamentali sono la concorrenza, la trasparenza e la confrontabilità dei costi: ogni cittadino deve poter sapere quanto costa alla collettività il servizio pubblico radiotelevisivo, per poter decidere come realizzarlo e controllare come è stato realizzato. Con questo assieme di norme contradditorie, ridondanti e opache, tipico di uno stato arretrato, burocratico e centralizzato quale quello italiano, nessun cittadino è in grado di sapere quanto costa il servizio pubblico radiotelevisivo: al canone vanno infatti aggiunti i contributi versati a Radio Radicale, i fondi destinati a ripianare le perdite della RAI ecc. |

Puntualissimo, al contrario di tante norme e decreti statali, è arrivato il decreto di aumento del canone per l’utilizzo della radio televisione. È un copione ormai abituale ma dobbiamo ancora una volta chiederci che cosa si intende per “canone”.