| Crisi irlandese: la colpa non è delle tasse troppo basse |
| Scritto da Libertates |
| Giovedì 09 Dicembre 2010 12:48 |
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All’arrivo della crisi dovuta allo sgonfiamento della bolla immobiliare, lo stato irlandese ha dovuto accollarsi i debiti inesigibili delle sue banche, pena un crollo catastrofico dell’economia. A loro volta i paesi della UE hanno dovuto accollarsi il debito irlandese ponendo come condizioni la riduzione delle spese e l’innalzamento delle tasse. Questo può far credere che il motivo della crisi sia dovuto alle minori tasse applicate in Irlanda, che invece sono state il motore della crescita irlandese. Il vero motivo della crisi è stata invece la carenza dei controlli esercitati dallo stato sulle principali banche irlandesi: sono state lasciate libere di concedere prestiti a rischio senza adeguate cautele. Il problema, insomma, non è il “libero mercato” (cioè, come auspicano da sempre i Comitati, un mercato in cui ci sia trasparenza, concorrenza e libertà di scelta anche tra i diversi livelli di tassazione) , ma il “mercato libero” (un mercato cioè dominato dalla “legge della giungla” in cui, in mancanza di controlli, vincoli e paletti, vince spesso non il migliore, ma il più furbo, il più potente e spesso il più mascalzone). |

La drammatica crisi irlandese ci suggerisce alcune considerazioni: mentre la crisi della Grecia è stata generata da conti statali artefatti, in Irlanda i conti statali sono a posto e il debito pubblico è sotto controllo. La crisi è stata creata dalle principali banche che, sull’onda del boom generato da una tassazione più bassa che negli altri Paesi della UE, hanno concesso crediti al di fuori di ogni controllo, indebitandosi troppo e con posizioni troppo rischiose. A loro volta queste banche sono state generosamente finanziate da banche inglese e tedesche.