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Dati dell'economia. Che fatica capire cosa accade
Scritto da Adriano Teso   
Venerdì 25 Settembre 2009 11:52

In questo momento vari Ministri e giornalisti vogliono comunicare ottimismo, anche fornendo dati parziali e di conseguenza incomprensibili e fuorvianti.

Il cittadino ha bisogno prima di tutto di dati utili e completi per comprendere. E solamente poi, di eventuali commenti che spiegano una visione ottimistica o meno di quanto è accaduto e di quanto presumibilmente accadrà.

Ora vi è la moda del dire “in luglio il tal settore ha fatto +2%” dimenticandosi di dire rispetto a cosa è il più dichiarato. Poi si scopre, ad esempio, che il più riguarda il mese precedente, che aveva un -15% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

E quindi il quadro veritiero è: dichiarato con ottimismo +2%; realtà: progressivo dell’anno dei primi sette mesi -18%.

Ne consegue che le prospettive economiche del settore sono quantomeno una diminuzione dell’occupazione, maggiori costi unitari del prodotto, minor fatturato e quindi minor gettito fiscale.

Con i dati di settembre 2009, sarà un coro di “l’economia sta riprendendo. Stiamo facendo +3%”. Peccato che sarà un +3% sullo stesso mese dell’anno precedente. Confronto corretto per esprimere il tendenziale, ma assolutamente fuori luogo per esprimere ottimismo, dato che lo stesso mese dell’anno precedente aveva fatto un -20% rispetto al dato di un anno prima. Significa che ormai, con i +3%, ci vorrebbero sei anni per tornare ai livelli di produzione del 2007, ma con qualche problema in più per l’occupazione, il cumulo di debito pubblico e obsolescenze di investimenti.

Ci può essere ottimismo? Sì, ma solo se, partendo da dati certi e chiari, qualcuno dice cosa sta facendo per ritornare ad avere risultati positivi rispetto al primo semestre 2008 per le produzioni nazionali, vero motore della creazione di ricchezza per l’occupazione e per la nazione. E se non si mette mano alle necessarie riforme strutturali (occupazione improduttiva, pressione fiscale, alleggerimento burocratico, sussidiarietà-mercato-privatizzazioni, sistema previdenziale, infrastrutture per la logistica, almeno quaranta ore settimanali di lavoro, giustizia, flessibilità in uscita del mercato del lavoro, ammortizzatori sociali semplici-certi-incentivanti, costo del lavoro, sburocratizzazione per fare nuove imprese, e - speriamo arrivi - energia a basso costo), non se ne esce. Il mondo sta andando ad un’altra velocità. Molte nazioni non sono in crisi. E noi partiamo da lontano, per poterle inseguire.

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