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CINA - Il coraggio di denunciare le colpe del regime |
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Scritto da Libertates
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Mercoledì 26 Marzo 2008 02:00 |
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- Ci vuole un coraggio da leoni e una certa dose di incoscienza per presentarsi di fronte a uno stadio pieno di cinesi, nella capitale finanziaria del più grande regime totalitario del mondo e reclamare a gran voce l’indipendenza del Tibet. O meglio: sono molti gli artisti e gli intellettuali (ultimi arrivati, in ordine di tempo: il regista Steven Spielberg e l’attrice Mia Farrow) che hanno rifiutato di collaborare con la Cina e hanno criticato il regime. Ma lo hanno fatto comodamente da casa loro, in paesi liberi. Nessuno ha mai urlato in faccia ai cinesi, in Cina, le colpe del regime. La musicista islandese Bjork Gudmundsdottir, un metro e cinquantotto di donna, lo ha fatto, il 2 marzo scorso, a Shanghai: "Tibet! Tibet! Issa la tua bandiera!". Dopo alcuni giorni di sconcerto, il Ministero della Cultura del regime di Pechino ha deciso ieri di imporre severi controlli dei censori su ogni futuro evento culturale straniero. Ma intanto un messaggio di libertà è già passato. Intanto in questi giorni, in Tibet è in corso una forte protesta contro la Cina, la più forte ribellione entro i confini cinesi dal 1989. Grazie alle Olimpiadi e alla visibilità internazionale assunta dalla Cina, il regime non può più tenere nascoste queste notizie, né sottrarsi alla critica dell’opinione pubblica internazionale.
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