Come leggere i testi ebraici

kabbah
Un saggio su come affrontare i testi di una delle maggiori culture mondiali: quella ebraica

tradizioniPer gli ebrei, tutto fu al inizio oralità: la Bibbia, il Talmud, la Kabbala. Quindi, il popolo del Libro fu anche il popolo dell’oralita.

L’arte ebraica d’altra parte è sopratutto Parola, scrittura.

Come nella dialettica del Talmud in cui tutto è domanda e paradosso… una moltitudine di domande, di voci, di saggi, d’interpretazioni.
Scrittura, anche, come rottura dei vasi: senza quella rottura, l’essenza della parola non sarebbe sopportabile; la luce ci farebbe ciechi.

Questa parola fu emergenza dal deserto. Deserto di Giudea dove i profeti hanno scoperto la parola, deserto del Negev in cui Abramo procedeva con l’idea dell’EIN SOF o infinito; deserto del Sinai dove Mosè ando ai confini della parola, AHAR HA MIDBAR, altrove dal deserto…….
Come diceva Levinas : ” Questo popolo ebraico è sempre in viaggio verso un altrove”. Perche il suo luogo è luogo di parola. HA MIDBAR MEDABER, il deserto parla.
L’Ebreo è un libro, e parola… Come lo scriveva Edmond Jabes nel suo modo meraviglioso: ” l’Ebreo scrive il libro che Dio gli ha dato…”. Quindi la sua infinita libertà, la sua infinita interpretazione d’un nome, della fluidita della vita che e viaggio……

Ancora Jabes:'” Scrivere è proprio rivoluzionario e proprio ebraico, perché si prende la penna dove Dio si ritira dalla parola…. Scrivere è il tentativo suicida di compiere la parola fino alla sua ultima sparizione. Dio fa del suo popolo un popolo di preti, vale a dire di lettori.
Dov’è la parola? Sempre in cammino, sempre nella deconstrutione del ALEF in YOUD , VAV, YOUD, les 3 lettere che la compongono.
Il SEFER YEZIRA o libro della ceatione, scritto duamila anni fa, diceva al suo inizio: ” Dio creò il mondo con le 22 lettere dell’alfabeto e con le 10 SEFIROT, che sono insieme i 32 sentieri della HOHMA o conoscenza…. Lo creò col SFAR, SEFER, SIPOUR.” Cifra, libro, raconto…..

Si dice anche nel MIDRASH RABBA che furono 600.000 gli ebrei presenti nel Sinai, per ricevere la Torà, e che ci sono 600.000 lettere nella Torà intera: quindi ogni ebreo ha la sua propria lettera..
Quel mondo sara un mondo senza morte, perche è da una parola originaria che si vive.

Scrivendo, sappiamo che l’essenza delle cose e sempre laggiu, fuori..: SHEM, l’essenza E sempre SHAM, altronde….inaccessibile.

Scrivere, allora, sarebbe diventare parola. Passare dal visibile all’invisibile, dall’immagine all’ascolto. Dalla plasticita alla musicalita.
Nel libro “Dal deserto al libro” Jabes scriveva:'”Se l’ebreo è l’altro. è perche cercando di essere ad ogni costo se stesso, è ogni volta di piu un essere di nessuno luogo. Qui si scrive la sua differenza,e la distanza in cui si mantiene.”

“Difficolta di essere che si confonde colla difficolta di scrivere, perché l’ebraismo e la scrittura sono la stessa attesa, la stessa speranza, lo stesso consumo.”

Per l’ebreo DAVAR vuole dire parola e atto, prassi. Vale a dire che la scrittura sarebbe apertura alla parola che si deve sopratutto vivere. Scrivere, quindi, E vivere,viaggiare, racontare l’esperienza.
Il Rav Nahman da Braslav diceva nel suo libro “Likutei Mohoran” che quando due saggi disputano su un argomento nel Talmud, scrivono la creazione del mondo, perche tra loro si crea uno spazio vuoto, uno spazio d’ascolto, HALLAL PANOUI, in cui c’è la possibilita della creazione.

Si può sempre scoprire il cammino di nuovo, perche una pagina bianca è un infinita possibilita di cammini diversi. Questa liberta puo spiegare il perché le prime tavole della Legge furono rotte da Mose, metafora che suggerisce forse che solo l’uomo ha il diritto di scrivere…

Due cose curiose dicono anche questo mistero della scrittura: la prima è il fatto che la Bibbia ebraica, il rotolo scritto a mano, sia scritto con le consonanti ma senza vocali e né segni musicali, come se il testo fosse sempre da creare a partire da colui che lo legge….
C’è poi una seconda cosa strana E’ cio che lo Zohar, il libro piu importante della cabbala, dice a proposito della Torà: ” E quando avrete finito d’interpretare e di studiare questo testo, forse per una vita intera, dovete sapere che la vera Torà è quella che non è scritta, quella che si legge nello spazio bianco tra le lettere nere.”

Nadine Shankar

Sull'Autore

Nadine Shankar

Nadine Shankar insegna all’Accademia di belle arti Belazel di Gerusalemme e all'università di Tel Aviv; scrittrice, è specialista di filosofia ebraica e di cabbala La sua attività si svolge fra la scrittura e le conferenze in Israele, Francia, Italia, Grecia, ed Inghilterra

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