Che fare (e non si farà) per il Montepaschi


Perché non si è voluta attuare la soluzione più semplice e “pulita” per il Montepaschi? Il fallimento pilotato

L’intervento dello Stato nel Montepaschi sancisce una verità che era ormai palese (e Libertates lo va dicendo da più di un anno): la banca senese è fallita ormai da tempo. Una prova ulteriore ne è il fatto che neppure una società come JP Morgan (la maggiore al mondo, con utili di decine di miliardi di dollari) è riuscita a trovare uno straccio di investitore disposto a mettere 500 milioni nel capitale della banca.
Un fallimento “pilotato” sarebbe stata la soluzione più pulita e coerente. Basta ricordare quanto avvenne ai tempi della Prima Repubblica con il Banco Ambrosiano: dichiarato fallito e rinato con nuovo nome e nuovi azionisti nello spazio di un weekend. Operazione coronata da tale successo che il Nuovo Banco Ambrosiano è nel frattempo diventato una delle colonne della Banca Intesa.

In questo modo si sarebbero comunque salvati correntisti, dipendenti e i piccoli obbligazionisti truffati dalla banca attraverso la vendita di obbligazioni a rischio spacciate come assolutamente sicure.
Ben diversa sarebbe stata invece la sorte per gli azionisti che avrebbero perso tutto, come sarebbe stato giusto per chi partecipa alla vita di una società condividendone utili e perdite.
Egualmente forti perdite avrebbero avuto i grandi investitori, che non è possibile non conoscessero la reale situazione della banca e che ora riescono a salvare il 75% del loro investimento, mentre in altri casi il rimborso delle obbligazioni a rischio è stato molto minore.
Altro aspetto positivo sarebbe stato il fatto che un fallimento avrebbe permesso di far completa luce sulle responsabilità di una più che probabile bancarotta.
Tra l’altro andrebbe fatto notare che con il meccanismo scelto gli obbligazionisti delle altre banche fallite (es Etruria) (che sono stati anche loro truffati dalle banche allo stesso modo) vengono penalizzati due volte: prima perché hanno avuto rimborsi minori, poi perché partecipano anche loro, come tutti noi cittadini, al costo del salvataggio.
Perché non si è optato sin dall’inizio per un fallimento pilotato? Forse (a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, diceva Andreotti) proprio per salvare azionisti e grandi investitori e per evitare di scoperchiare troppi interessi dubbi…

Ciò non toglie che anche la strada seguita possa avere successo. Già nel 1922 un economista liberale come Einaudi giustificava l’intervento dello Stato a sostegno delle banche, e pochi anni fa abbiamo avuto il caso di Obama che è intervenuto pesantemente acquistando titoli delle banche. in crisi.
C’è però un dubbio più che legittimo: negli USA le banche sono state risanate allontanando i vecchi dirigenti, tagliando costi e impieghi e, alla fine, lo Stato ne è uscito guadagnandoci pure.
Crediamo seriamente che lo stesso potrà avvenire per il Montepaschi?
Che lo Stato italiano avrà, come principale azionista, il coraggio di tagliare costi (anche del personale), ridurre le dimensioni della banca, far rientrare crediti concessi allegramente aa amici e compari e alla fine rimetterla sul mercato?
Ne saremmo tutti più che contenti, anche perché in fin dei conti il Monte dei Paschi è diventato anche nostro, di tutti noi cittadini e contribuenti!

di Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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