Cesare Previti visto da vicino

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Un’intervista a un famoso politico di allora: Cesare Previti

Indro Montanelli, fragile e forte,aveva torto al netto della sua instancabile produzione di battute storiche da Mozart della penna: “Cesare Previti? Se lo conosci lo eviti”. Il borghese Eugenio Scalfari, più razionale ed equilibrato nei suoi giudizi, ha invece colto nel segno: “c’è grandezza in Cesare Previti al netto delle sentenze passate in giudicato per corruzione in atti giudiziari”.
Lunedì 27 dicembre 2015 ore 1:00 del pomeriggio: sono uscito mezz’ora prima dall’Hotel Siracusa a Roma Termini dove ho fatto frettolosamente il mio breakfast morning (colazione a base di cereali con latte), la mia mente è affollata dai pensieri anche melanconici, la frequenza cardiaca attestata sugli 85-95 battiti, avevo dormito soltanto tre ore la notte prima: mi ritrovo così all’ingresso di Piazza Navona dopo una intensa camminata “psico-tachicardica”. Già, Piazza Navona e soprattutto quella pazza Via dei Coronari da “cuore di tenebra” papalino confinante con la prima è parte della mia vita, perché mio nonno un tempo mi metteva a disposizione l’appartamento di vicolo Montevecchio – crocevia di incontri interessanti con personaggi dello spettacolo come Claudio Santamaria e politici di lungo corso come Calogero Vizzini. E’ il 27 dicembre, dicevo, e quel giorno dovevo recarmi al ristorante “Il Ritrovo del Gusto” sito in Via dei Coronari n.30 per salutare una donna che mi ha fatto letteralmente perdere la testa e ha per sempre condizionato affettivamente la mia vita in un tourbillon di emozioni da Nuovo Cinema Paradiso (la passione è pericolosa!), quando…incontro Cesare Previti lungo la mia strada dalla parte opposta del “bar del Senato”. Con il viso lievemente pallido e la stanchezza della “tachipsichia”– vedi Philippe Brènot -, capisco subito di avere due opzioni davanti a me: fare finta di niente o andargli incontro. Ho scelto la seconda, e ne è valsa assolutamente la pena. Bisogna essere coraggiosi e anche un po’ sfrontati nella vita, se si vuole concludere qualcosa. Mi è parso innanzitutto un uomo elegante e sicuro di sé, a cui piace parlare con i giovani interessati di politica e interessato a cercare di capire come va questo strano mondo, che ha visto Belzebù nella “stanza dei bottoni” senza fare la fine di Icaro.
No, Cesare Previti non ha la “sindrome della castrazione” egomaniaca dell’amico collega Silvio Berlusconi: cioè il diniego sistematico del senso del limite. Ha accettato che la sua castrazione fosse la Legge penale nell’affaire Imi-Sir Lodo Mondadori, e un minuto dopo si è dileguato nel nulla anche se con un’idiosincrasia fobica all’“etica della responsabilità” tratteggiata da Max Weber – e rivendicata “previtianamente” con la vanità estrema del giocatore d’azzardo; con la complessità vagamente inquietante di un Michele Sindona a piede libero, a metà tra liberismo anglosassone e banditismo “contra-legem”in una scissione drammatica che aveva affascinato Giovanni Falcone nel loro incontro presso il carcere di Missouri (Sindona, non Previti).
Che cos’è l’“etica della responsabilità” secondo il paradigma etico della psicoanalisi di Jacques Lacan e la sociologia razionalista di Weber per un piccoloborghese come chi scrive? La capacità di ammettere che per realizzare i propri obiettivi non bisogna cedere sul desiderio della “credenza folle nel proprio Io”–“sintomo umano per eccellenza della follia”– ma al contrario abbracciare l’“alienazione significante nel registro del Grande Altro”.E’una operazione di umiltà–verità– narcisismo benigno così descritta dal costituzionalista maestro di saggezza Gustavo Zagrebelsky, in un passaggio ritagliato su misura per il “rivoluzionario” diventato conservatore cinico Cesare Previti con una lieve smorfia nel suo sorriso: “Qual è la via che conduce alla politica? Procede dal basso e dall’alto. Dal basso, vuol dire all’interno di un’esperienza politica che, mano a mano si arricchisce e porta all’assunzione di sempre più vaste responsabilità e di estesi poteri. Ciò equivale a una carriera politica e corrisponde all’idea della politica come professione, nel senso classico di Max Weber. La legittimità dell’aspirazione al potere politico è interna alla politica stessa, alle sue esperienze, procedure e rituali. Oppure la via può essere la discesa, quando si fanno valere storie, competenze e virtù maturate in altre sfere. La politica non è, allora, una professione, ma una missione”.
Secondo Cesare la politica è stata, appunto, il narcisista “descendit de coelis propter nos homine”–“venuto dal cielo a noi”– con la famigerata discesa in campo dell’egoarca Silvio Sua Emittenza in totale antitesi alle “regole del gioco” di cui parla Piero Ottone: tra scatole cinesi e pericolose oscillazioni dell’umore tra un insuperato complesso d’inferiorità verso l’Establishment e la fede cieca nel proprio Io.
Sì, perché“The Godfather”–Il Padrino – di Francis Ford Coppola è molto simile alla “liturgia cristiana” proposta da Berlusconi nella Purezza della Causa del Nuovo che avanzava contro la Prima Repubblica: chi si crede l’Unto del Signore opera un meccanismo di “teologia politica allo stato puro, cioè trasposizione di schemi mentali e suggestioni dalla teologia alla politica” per redimere e/o salvare le anime perdute dell’italiano medio; chi vuole bruciare le tappe come il leggendario James Gatsby nella Gilded Age dei Robber Barons dei ruggenti Anni Venti raccontata dal grande scrittore Scott Fitzgerald ne“Il grande Gatsby”– secondo il prof. Zagrebelsky– deve “…dunque “scendere” in politica (soprattutto se ha 7.000 miliardi di debiti di lire, ndr). Non con i mezzi corrotti del passato però, ma con mezzi inediti e compagni nuovi di zecca. Tutto dev’essere reso “nuovo”, generato ad altra vita. Ciò che è vecchio sa di corruzione. Per questo si deve “scendere” dall’alto, dove c’è virtù, purezza, capacità di buone opere, e non dare l’impressione di salire dal basso, dove nascono solo creature che si alimentano e vegetano nella putredine”.
Non è quello che ha fatto il megalomane Michael Corleone diventando l’azionista di maggioranza del Vaticano? Post scriptum – In un certo senso anche un uomo complesso come Giovanni Falcone è stato “folle”quasi come Previti nel credere alla separazione delle carriere in Italia.“Bettino Craxi e Giovanni Falcone sono stati i miei migliori amici”, ha rivelato Claudio Martelli in “Ricordati di vivere”.Sì, questa è gente che ha vissuto. Per dirla alla Dario Fertilio, “Forse non è ancora tempo, se mai lo sarà, di un’elezione popolare e diretta di giudici e pm, come avviene in America”. E come Falcone voleva.

Alexander Bush

Sull'Autore

Alexander Bush

Alexander Bush, classe ' 88, nutre da sempre una passione per la politica e la macroeconomia legata al giornalismo d'inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cusani, tra questi "Lo psico-reato di Keynes", "Monte Draghi di Siena" e "L'utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri", riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Due libri al suo attivo: "L'Italia dei complotti 1974-2011" e "Scacco matto a Giulio Andreotti" editi da LibertatesLibri.

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