Centro-destra, l’incultura della resa


quanto è distante il centro-destra attuale dalla cultura liberale!

Se la notizia è vera (ma potrebbe essere una bufala tanto è grossa), Luca Bizzarri, nuovo presidente di Palazzo Ducale, ha designato, per l’importante manifestazione genovese, La storia in piazza , due storici di chiara (e meritata) fama : Luciano Canfora e Franco Cardini. Nulla da eccepire, in linea di massima. Canfora e Cardini sono due docenti e saggisti che onorano l’Università italiana e, pertanto, non è motivo  di   scandalo  che un giovane e inesperto manager culturale di fresca nomina—attento, soprattutto, alla cultura-spettacolo e ai suoi ‘divi’– si sia rivolto proprio a loro.
Sia consentita, però, una domanda: le giunte di centro-destra, che governano Comune e Regione Liguria, non dovrebbero essere interessate alla diffusione di  quella cultura liberale, che è sempre più evanescente  nelle nostre scuole come nei media? E non avrebbero dovuto esigere che nella partita entrasse  anche  qualche studioso che fosse espressione seria (e non partigiana) di tale cultura  , preferibilmente al di sotto dei sessant’anni (si dice sempre ‘basta con la gerontocrazia!’ ma poi ci si rivolge sempre ai ‘nonni’)? Cardini è un medievista di elevata professionalità ma è un tradizionalista non conformista, con prese di posizione ‘estreme’ che non di rado piacciono alla sinistra antagonista; Canfora è un prestigioso antichista che non ha mai nascosto le sue simpatie comuniste e leniniste. Entrambi vedono nella filosofia del mercato e nel capitalismo le forze infernali intese a distruggere l’Europa. Insomma, se ne dovrà concludere che, con le giunte di centro-destra, cambiano i suonatori ma la musica è sempre la stessa?
L’episodio la dice lunga sulla lontananza planetaria  dell’area berlusconiana (e salviniana) da quel partito liberale di massa che era nella mente del Cavaliere e sull’allergia a ogni discorso culturale che,   faccia, in qualche modo, da antidoto a quella sinistra ideologica che ,soprattutto a Genova, ha imperversato da cinquant’anni. Che un imprenditore come Marco Bucci—un sindaco che, peraltro, dalle prime battute promette assai bene—sia insensibile a queste tematiche si può capire, ma che politici di lungo corso come Giovanni Toti o Edoardo Rixi (per non parlare dell’ineffabile Ilaria Cavo) non siano neppure sfiorati dall’idea che, per un liberale, governare una città o una regione significa anche sostituire un modo di far cultura aperto e pluralistico ad un altro fazioso e diseducativo, beh questo dovrebbe far riflettere. E non tanto sull’incultura della classe dirigente di centro-destra  quanto sulla capacità straordinaria delle sinistre di far diventare ‘senso comune’i loro valori, sicché anche se toccassero alla Meloni e a Fratelli d’Italia le cariche di sindaco di Genova e di governatore della Liguria, l’agenda culturale sarebbe sempre dettata da ‘Repubblica’, dal ‘Manifesto’, dal ‘Fatto quotidiano’. Cosa dire se non: chapeau?

di Dino Cofrancesco

Sull'Autore

Dino Cofrencesco

Dino Cofrancesco è uno dei più importanti intellettuali italiani nel campo della storia delle dottrine politiche e della filosofia. E' autore di innumerevoli saggi e tra i fondatori dei Comitati per le Libertà. Allergico all'ideologia dell'impegno, agli "intellettuali militanti", ai profeti e ai salvatori del mondo, ai mistici dell'antifascismo e dell'anticomunismo, ha sempre visto nel "lavoro intellettuale" una professione come un'altra, da esercitarsi con umiltà e, nella misura del possibile, "senza prendere partito". Per questo continua, oggi più che mai, a ritenere Raymond Aron, Isaiah Berlin e Max Weber gli autori più formativi del '900; per questo, al tempo dell'Intervista sul fascismo di Renzo De Felice, si schierò, senza esitazione, dalla parte della storiografia revisionista, senza timore di venir accusato di filofascismo.

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