Cambiare la UE partendo dai Fondi strutturali

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Come dovrebbero funzionare i Fondi strutturali UE?

Immaginate di essere governatore di Regione in un’Italia federale, cioè all’interno della quale gli enti territoriali stabiliscano il livello delle tasse, le riscuotano e le usino (salvo una quota di solidarietà devoluta al centro, e in attesa naturalmente del giudizio degli elettori). Se ci teneste ad essere rieletto, cerchereste di ridurre al minimo il carico fiscale sui vostri concittadini e vi sforzereste di impiegare quel minimo per ottenere il massimo risultato, in termini di prodotto e di efficienza.
Ora immaginate di essere un governatore di oggi, nell’ambito di un’Italia centralista e burocratica, a sua volta parte di una Unione Europea iper centralista e iper burocratica. Bene, ora la Commissione Juncker vi comunica che quest’anno sono stati assegnati all’Italia 41 miliardi: sono i famosi fondi strutturali, per ottenere i quali bisogna presentare progetti, i quali a loro volta dovranno essere sottoposti al vaglio centrale di Bruxelles. Se foste governatori solerti, partorireste immediatamente i progetti più bislacchi (sull’esempio della Campania che stanziò 750 mila euro per un concerto di Elton John a Napoli, classificato come “sviluppo culturale”) pur di farvi vedere dinamici e virtuosi agli occhi dei media e del pubblico. Se invece rientraste nel numero dei governatori sonnacchiosi, lascereste che i fondi scadessero senza fare nulla: ma non è detto che sareste più colpevoli degli altri, dal momento che il difetto è nel manico.
Perché il via e vai di fondi prelevati dalle tasche dei contribuenti è un perfetto esempio di socialismo centralista: l’Italia dà a Bruxelles 109, 7 miliardi e ne riceve in cambio – secondo gli ultimi dati – 71,8. Ulteriori contributori netti sono Germania, Regno Unito e Francia; tutti gli altri ci guadagnano, e tra i più privilegiati c’è proprio la Grecia: ogni suo abitante ha beneficiato di 2.960 euro netti. Questi soldi, una volta inghiottiti nei canali della Ue, finiscono nella centrifuga del Fondo europeo di sviluppo regionale e nel Fondo sociale europeo.
Naturalmente, secondo una legge fisica prima ancora che politica, tutto questo movimento provoca dispersione in mille rivoli, e ciò che viene effettivamente investito in attività necessarie e produttive è marginale. Del resto, chi valuta il livello della necessità? I funzionari di Bruxelles si sono mai recati a visitare i campi di girasole finanziati in Umbria dai contribuenti Ue. e che anziché fornire olio se ne stanno ad abbellire il paesaggio, conferendogli un tocco alla Van Gogh?
In queste condizioni, tutto dipende dalle conoscenze giuste a Palazzo, dalla abilità nell’interpretare i regolamenti, nel compilare senza errori le domande, nel trovare il funzionario compiacente che mette l’incartamento in cima alla cartella giusta. Per ulteriori informazioni sul funzionamento del meccanismo, si prega di rivolgersi ai cittadini comunitari dei Paesi che hanno sperimentato il sistema operativo dell’Unione Sovietica.
Nel crepuscolo della Ue, come l’abbiamo conosciuta, e nell’incerta alba del suo essere futuro, è necessario affermare decisamente che i fondi strutturali europei, che ogni anno impegnano più di un terzo del bilancio Ue, devono essere aboliti (salvo casi di calamità economica o naturale). Il bilancio stesso della Ue deve essere obbligatoriamente non superiore a quello medio dei suoi Stati membri. Le competenze della futura Confederazione dovranno essere riviste attraverso una profonda riforma del Trattato di Lisbona. E, come Libertates sostiene da sempre, attuando un vero federalismo dal basso ai cittadini dovrà essere restituita la sovranità.

Dario Fertilio

Sull'Autore

Dario Fertilio

Dario Fertilio (1949) discende da una famiglia di origine dalmata e vive a Milano. Giornalista e scrittore, presiede l'associazione Libertates che afferma i valori della democrazia liberale e i diritti umani. Estraneo a ogni forma di consorteria intellettuale e di pensiero politicamente corretto, sperimenta diverse forme espressive alternando articoli su vari giornali, narrativa e saggistica. Tra i suoi libri più noti, la raccolta di racconti "La morte rossa", il saggio "Le notizie del diavolo" e il romanzo storico "L'ultima notte dei Fratelli Cervi", vincitore del Premio Acqui Storia 2013. Predilige i temi della ribellione al potere ingiusto, della libertà di amare e comunicare, e il rapporto con il sacro.

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