E’ come se il cammino della storia venisse ripercorso a ritroso. Da una parte, socialdemocratici, laici progressisti e postcomunisti - divenuti, questi ultimi, sinceri democratici - sono costretti a convivere con due partiti che rivendicano la positività dell’idea comunista; dall’altra, conservatori, liberali ,radicali moderati e postfascisti - anch’essi convertiti lealmente alla saggezza dell’Occidente - sono obbligati a imbarcare due partiti, ‘Fiamma tricolore’ e’Alternativa sociale’, che fanno il saluto romano e vedono in Fini il nuovo Badoglio. Berlusconi, ha scritto Baget Bozzo, è il "perno della democrazia bipolare",è l’uomo che ha creato la destra. Verissimo, con l’aggiunta, però, che senza di lui non si sarebbe neppure ricompattata la sinistra e che sono riconciliazioni come queste a covare, alla lunga, i germi della guerra civile. Con la nuova ‘riforma’ del sistema elettorale, un proporzionale tale solo in apparenza - dal momento che non consente di votare unicamente per il partito (e il candidato) più congeniale - ha preso il posto di un uninominale spurio, che invece di rafforzare il centro dava fiato e spazio alle estreme. E il risultato è che il riformista vota non solo per Fassino, per Rutelli, per la Bonino ma anche per i nostalgici della ferocia maoista, per i simpatizzanti dei centri sociali, per gli antiamerikani; e il liberale moderato, votando per la destra, si ritrova a dare man forte a una squadra che comprende gli amici del fascio, della svastica, di Bin Laden. Meraviglia che nei dibattiti televisivi nessun leader politico sottolinei più di tanto le cattive compagnie dell’avversario?
Certo, le istituzioni repubblicane, quale che sia il verdetto di aprile, non corrono alcun serio pericolo. Se va al governo la destra, non saranno la Mussolini o Tilgher a dettare i programmi del terzo Berlusconi; se prevale la sinistra, non vedremo certo Francesco Caruso alla guida di un ministero. In entrambi i casi, però, le acque della politica risulteranno intorbidate. Le minoranze impresentabili rivelatesi determinanti per la vittoria di una coalizione, e talora in virtù di uno 0,7%, immancabilmente presenteranno il conto e non si tratterà di pochi spiccioli.Si è tentati, questa volta, non di citare ma di parafrasare l’immortale Principe De Curtis :"E poi dice che uno non si butta né a destra, né a sinistra ma a votare non ci va proprio!...".
Dino Cofrancesco Il Secolo XIX, 31/3/2006
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