| Prima di mollare la Libia rileggiamoci Vaclav Havel |
| Scritto da Libertates |
| Mercoledì 22 Giugno 2011 00:59 |
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Per tutta la vita ho privilegiato, sia nelle cose fondamentali sia nei problemi di tutti i giorni, le soluzioni pacifiche, l’accordo, persino il compromesso. Da diverse parti me lo rimproverano. Forse ci sarà qualcosa di vero quando dicono che la mia avversione al confronto è quasi patologica. Devo però aggiungere che da sempre penso che questa tolleranza abbia dei limiti, accettarne il superamento significherebbe semplicemente tradire i miei principi, i miei amici e me stesso. Esistono dei momenti infatti in cui bisogna gridare”ora basta!” e usare eventualmente anche la forza per difendersi dal male. E’ sciocco, ma finché le persone resteranno quelle che sono, occorrerà probabilmente agire in questo modo. Ricordo di aver criticato a lungo l’apatia della comunità internazionale verso quello che succedeva in Jugoslavia. Sentivo che prima o poi sarebbe stato necessario intervenire e che prima lo si faceva, meno vittime ci sarebbero state. Condanno la politica dell’appesament, perché alla metà del ventesimo secolo la Cecoslovacchia e il mondo intero ne hanno conosciuto la natura suicida. Un intervento tempestivo, ben coordinato e risoluto contro Hitler avrebbe potuto risparmiare milioni di vittime. So come sia difficile per un uomo responsabile decidere se far la guerra o no, perché con la sua decisione scarica il rischio delle sofferenze, dei dolori e delle perdite di vite umane più sugli altri che su se stesso. Tuttavia “chi ha paura del lupo non entri nel bosco”. Non dimenticherò la mia ormai lontana visita nel Kosovo: decine di migliaia di famiglie tornavano con i propri bambini, con gli animali, i carretti e le coperte , attraverso i sentieri di montagna, nelle case dalle quali erano state cacciate. La loro gratitudine verso coloro che erano interventi era enorme. Quando mai era successo nel corso della storia che mezzo milione di persone cacciate dalle proprie case, hanno potuto farvi ritorno in massa dopo solo sei mesi? Un certo tipo di ingerenza non è solo espressione di solidarietà con i diseredati di questo mondo, ma anche un atto di autodifesa: non sappiamo mai in quale grave conflitto si può trasformare una semplice contesa militare e chi finirà per coinvolgere. Ricordiamoci che la prima guerra mondiale scoppiò proprio a Sarajevo. Da “Un uomo al Castello”, Editrice santi Quaranta, 2007 |

Di Vaclav Havel: