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Allearsi con Saramago? Cari libertari, grazie no
Martedì 31 Maggio 2011 18:17

Josè SaramagoLo scambio di messaggi che segue, e che pubblichiamo, è avvenuto in occasione della presentazione del libro “Josè Saramago, un ritratto appassionato”. Secondo Maria Antonietta Farina Coscioni , presidentessa della omonima associazione, quella di Saramago “è la parola che ha continuato a dare vita alla vita di Luca”, il marito ammalato di sclerosi che ha fondato l’associazione volta a riconoscere, tra l’altro, il diritto all’eutanasia.


La lettera di Dino Cofrancesco a M.A. Coscioni
13 maggio

Gentile (e confusa) Signora,
ma Lei ha mai letto gli scritti di Saramago sulla democrazia liberale? E le sue sbrodolate contro l’Occidente? O per voi, “liberali/liberisti/libertari” tutto fa brodo, basta che qualcuno “protesti” contro “qualcosa?”.<Chiare e distinte>, come pretendeva Cartesio, non sono mai state le idee degli italiani ma anche il regno del caos (mentale) dovrebbe avere i suoi confini.

Cordialmente
Dino Cofrancesco


La risposta di M.A.Coscioni a Dino Cofrancesco
15 maggio

Gentile (e, immagino, non confuso) Professore,
La tranquillizzo: di José Saramago ho letto quanto basta; e anche dei Suoi scritti. Per esempio quell’ormai lontano saggio, articolato in tre puntate, pubblicato su “La Critica Sociale”, diretta in quegli anni da Ugoberto Alfassio Grimaldi.

Lei a un certo punto parlando dei radicali, di noi, annota che “a differenza della sinistra extraparlamentare sono sostanzialmente ‘pluralisti’, anzi sono, in un certo senso, gli estremisti del pluralismo: il loro ideale è una società complessa e articolata, rispettosa dei diritti di ogni individuo come di ogni gruppo, perché in grado di arricchirsi dell’apporto di tutti”. Non voglio certo ingabbiare il suo lungo saggio in quelle poche parole che ho citato, e – oltretutto – la parola “pluralismo” non mi piace molto. Però i radicali che siamo e che conosco sono quelli che Lei aveva descritto:rispettosi di ogni individuo come di ogni gruppo”.

Lei forse avrà mutato opinione sui radicali, anzi sono sicura che l’ha mutata. Nulla di male, il mondo è bello perché è vario. Le ricordo, tuttavia altre occasioni di “scandalo” radicale: quando, per esempio, Marco Pannella “dialogò”, in anni anche questi ormai lontani, con Armando Plebe, e poi con il “fucilatore” Giorgio Almirante (fu lui a sdoganarlo, poi venne Bettino Craxi); con Massimo De Carolis; e recentemente il “dialogo” che tante polemiche ha sollevato, quello con Silvio Berlusconi nel dicembre scorso. Noi per costume parliamo con tutti, e massimamente con chi è lontano da noi. Parlo con Lei, ora.

Saramago, come tutti, è pieno di contraddizioni, e certamente ha assunto posizioni discutibili e che non condivido. Ma non è stato solo quello che Lei dice: come in tutti, il suo “nero” si mescola con il “bianco”. Parlo per esperienza diretta e personale. Non credo di aver bisogno di ricordarLe l’impegno e il sostegno che diede alla battaglia di Luca Coscioni e di noi radicali per la libertà di ricerca scientifica. Con parole “semplici” e limpide volle e seppe dare un aiuto fondamentale alla nostra battaglia; quando, in occasione delle elezioni politiche del 2001, rispose all’appello per sostenere la candidatura di Luca, capolista della Lista Bonino in nome della battaglia per la libertà di ricerca sulle cellule staminali. Sostenendo, assieme ad altri 50 Premi Nobel, la candidatura radicale di Luca, Saramago seppe trovare parole toccanti: “Attendevamo da molto tempo che si facesse giorno, eravamo sfiancati dall'attesa, ma ad un tratto il coraggio di un uomo reso muto da una malattia terribile ci ha restituito una nuova forza. Grazie, per questo".

Quanto al resto, gentile Professore, cioè che per noi “liberali/ liberisti/ libertari” tutto fa brodo, basta che qualcuno “protesti” contro “qualcosa”, è frase talmente ridicola e infondata che non perdo neppure un istante a contestarla. Si rilegga, e ne dovrà convenire.

Buona giornata da una pervicace confusa Maria Antonietta Farina Coscioni


La replica di Dino Cofrancesco a M.A. Coscioni
15 maggio

Gentile Signora,
Saramago, come tutti, è pieno di contraddizioni, e certamente ha assunto posizioni discutibili e che non condivido”. Questo riconoscimento Le fa onore. Però ogni volta che si converge, su qualche tema qualificante, coi nemici giurati della 'società aperta' (e Saramago, che conobbi a Pisa diversi anni fa, era sicuramente fra questi) occorrerebbe -per 'salvare la propria anima, come avrebbe detto ironicamente il laico don Benedetto - la piccola aggiunta relativa alle “ posizioni discutibili e che non condivido”.

Giustamente Pannella difese, in anni lontani, il diritto di parola di Plebe e di Almirante e per questo lo apprezzai molto. Oggi, però, dinanzi al ritorno arrogante e massmediatico dei paladini della 'società chiusa' (e ribadisco Saramago ne era un esponente doc), occorre anche definire le “priorità” etico-politiche e il ruolo che si intende assumere se si fa politica ( è il Suo caso, non il mio) nello scacchiere bellico che ci si dispiega davanti. C’è chi, come me, sulle questioni di bioetica condivide (largamente) le vostre posizioni ma ritiene che ci siano pericoli ben più inquietanti del neo-clericalismo: il neofascismo di Di Pietro, il neoantagonismo di Vendola, il laicismo ottuso e intollerante*, la cancellazione della politica in nome dell’impero del diritto (v. Rodotà, Zagrebelsky eccetera). V’è chi teme che la battaglia (che condivide con voi) della laicità diventi il terreno d’incontro di tutti i pasdaran dell’anticapitalismo. A quel punto, i veri liberali, dovendo scegliere tra il male (l’oscurantismo clericale) e il peggio (il SEL o come diavolo si chiama) si comporteranno (saggiamente) come nel 1948.

Comunque, per tranquillizzarla, Le dico che, nella ‘Repubblica delle Lettere’ sono un sorpassato (lo ero anche quando scrissi il saggio sui radicali italiani, da Lei cortesemente citato). “Noi liberali siamo rimasti in quattro gatti”, come ripete spesso l’amico Piero Ostellino. A differenza di lui, però, sono soprattutto un liberale : liberista con juicio e, lo confesso, sempre meno libertario (in Italia ,ad essere ‘libertari,’ ci si ritrova col “garantista” Pisapia…). L’accusa - riconosco, poco garbata - a Lei rivolta di ‘confusionismo’ si riferiva proprio ai tre termini messi uno in fila all’altro, che, a mio avviso, sono un segno delle “sabbie mobili del concetto” in cui sta sprofondando la political culture italiana. Ne costituisce un esempio preoccupante il mio vecchio amico e collega Sebastiano Maffettone, che ha definito ‘liberale’, pensi un po’!, persino Herbert Marcuse…!!!

Non sono (più da tempo) un militante, ma solo un vecchio professore pignolo che ritiene compito della scienza non quello di ‘cambiare il mondo’ ma semplicemente di conoscerlo. (Dalla celeberrima marxiana glossa a Feuerbach, reo di voler conoscere il mondo invece di cambiarlo, sono cominciati tutti i nostri guai…).

Rispetto tutte le opinioni -anche quelle di chi vede nell’azionismo una versione progressista e di sinistra del liberalismo (evidentemente senza aver letto nulla del filosovietico, ma ‘libertario’, Emilio Lussu) - ma, come studioso, ho il dovere di definire le ideologie e i movimenti politici per genus proximum et differentiam specificam.Il mio residuo illuminismo sta nella vaga speranza che ‘a far luce’ sulle cose si contribuisca -un poco poco - a una società migliore.

Con viva cordialità
Dino Cofrancesco

*Quello che non consentì agli esponenti del Movimento per la vita di presentare un loro libro contro l’aborto (v. il bellissimo articolo di P.G. Battista sul ‘Corriere della Sera’)


PS. “Noi per costume parliamo con tutti, e massimamente con chi è lontano da noi”. E’ quanto faccio anch’io, ma soltanto in ambito scientifico, accademico o culturale in senso lato (come mio interlocutore--contraddittore, sul tema ‘liberalismo e proprietà privata’, alla recente Biennale di Torino, ho proposto Domenico Losurdo ,persona gradevolissima ma filosofo marxista-ortodosso lontanissimo dalle mie idee) . In politica le cose cambiano: qui con gli avversari ideologici ci si confronta, non si collabora. Se si è anche liberali (oltreché liberisti & libertari) non ci si può sedere al tavolo del Consiglio dei Ministri accanto a…Di Pietro.

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