“Il mezzo principale perché gli uomini obbediscano
sta nel non tradire ai loro occhi il minimo
dubbio che essi possano non obbedire”
Lev N. Tolstoij, Guerra e Pace
I marinai della Corazzata Potëmkin trovarono il coraggio di ribellarsi agli ufficiali di bordo “per un cucchiaio di minestra”, creando l’humus per la futura Rivoluzione d’Ottobre. Nell’aprile del 1986, ormai, la Russia non era più la terra degli Zar da quasi settant’anni; ciononostante i successori dei bolscevichi confezionavano le stesse identiche menzogne dei loro predecessori per i “liquidatori” di Chernobyl, quasi la storia volesse ricordarci che il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Menzogne che riecheggiavano le parole rivolte dall’ufficiale medico ai marinai della Potëmkin : «Non sono vermi quelli che vedete sulla carne, sono larve di mosca. Basta lavarla con acqua di mare per eliminarle del tutto». L’unica, fondamentale differenza consiste nel fatto che i militari, a Chernobyl, obbedirono. I “liquidatori” eseguirono alla lettera le disposizioni dei loro superiori: «Sono scoppiati degli incendi vicino a Kiev. Dovete andare a spegnerli»*. Anche i membri dell’Mi 8 che vedete in queste immagini, arrivati a Chernobyl per spegnere il reattore che bruciava, obbedirono all’ordine. «Signorsissignore!» avranno risposto in coro, con le loro voci ferme, virili; con le loro voci da soldato. La scheggia del dubbio non avrà incrinato neanche per un istante la fiducia che nutrivano nei confronti dei loro superiori. Plausibilmente neppure gli ufficiali a cui fu imposto di emettere quell’ordine sapevano di mandare i loro uomini a morire, credendo in buona fede che ci fosse da spegnere un banale incendio.D’altra parte è difficile attribuire colpe quando la verità viene utilizzata come se fosse pongo, modellabile a piacimento dal bambino capriccioso per eccellenza: il Potere. Fatto sta che i “liquidatori” di Chernobyl furono inviati a fare il “lavoro sporco”, quello che nessuno vuole fare, quello che di solito si incentiva strapagando o mentendo. Si dà il caso che la seconda superpotenza mondiale non fosse così superpotente come voleva dare a vedere e l’opzione di strapagare il “lavoro sporco” fu subito scartata a favore della menzogna. Molti uomini arrivarono a Chernobyl per gestire l’emergenza senza sapere a cosa andassero incontro, senza un equipaggiamento adeguato. Tra questi, anche gli uomini dell’Mi 8 che per qualche assurda fatalità si schiantò al suolo in quei giorni convulsi, maledetti. E chi può saperlo: forse è stato un malore ad indurre il pilota a commettere quello che sembrerebbe un banale errore. Sai, capita, quando il livello di radiazioni arriva a misurare ben 20000 Röntgen/ora! O sarà stato il riverbero della luce ad impedirgli di vedere i cavi della gru, nei quali lasciava che le pale dell’elicottero s’aggrovigliassero senza speranza. Oppure la manovra di sgancio dei materiali lo avrà distratto al punto da non prestare sufficiente attenzione ai dannati fili. Qualunque ne sia stata la causa, l’epilogo della vicenda è sotto i nostri occhi. Quelli che spodestarono lo Zar emisero un ordine al quale i militari risposero: «Signorsissignore!» per schiantarsi al suolo, per rotolare giù come la carrozzina che ruzzolava inesorabilmente lungo la scalinata di Odessa. Inevitabile sarebbe stata la loro fine, anche se fossero riusciti a portare a termine la missione, perché la dose di radiazioni a cui erano esposti difficilmente avrebbe sottratto l’equipaggio dell’Mi 8 ad una morte ben più lunga e dolorosa.
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* Visetti Giampaolo, Io, unico superstite racconto l'Apocalisse, Intervista al tenente colonnello Vladimir Alimov, La Domenica di Repubblica, 26 marzo 2006