| L'internazionale dei dittatori |
| Scritto da Dario Fertilio |
| Domenica 13 Marzo 2011 22:11 |
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Ora, se la guerra civile dovesse prolungarsi, e magari diventare endemica, non solo potrebbe allargarsi fra gli arabi che aspirano alla democrazia un senso di delusione e risentimento verso gli occidentali; quasi certamente finirebbero col rafforzarsi, soffiando sul fuoco, gli islamisti totalitari e integralisti, creando un fronte pericolosissimo a due passi da casa nostra. Ma l’effetto più vistoso del conflitto è la venuta allo scoperto di una internazionale delle dittature. Questi regimi, ben coscienti del fatto che, quando il vento della libertà comincia a soffiare in Egitto o in Libia o nello Yemen, l’incendio potrebbe divampare altrove, si mobilitano. Ed ecco la dittatura cinese genocida nel Tibet e nello Xingjan; la satrapia neostalinista della Corea del Nord; Fidel Castro a Cuba; il marxismo tribale di Mugabe nello Zimbabwe; il regime antisemita di Bagdad; il caudillo rosso Chavez nel Venezuela: tutti uniti nel mettere in guardia le democrazie dal muovere un dito. E’ il momento che uomini e donne liberi alzino la voce non solo contro i dittatori del mondo arabo, ma anche contro l’internazionale che li sostiene. E che in Occidente, i democratici facciano capire ai loro governi che, al momento del voto, saranno giudicati anche in base alle loro azioni o ai loro silenzi. |

Di fronte ai sommovimenti rivoluzionari nei paesi del Nord Africa, e soprattutto mentre il popolo libico si batte in condizioni estreme contro il dittatore Gheddafi per ottenere la libertà, spicca il vuoto politico dell’Unione Europea e consuma il suo visibile fallimento l’inconcludente strategia estera americana di Obama e della Clinton. Colti di sorpresa dagli avvenimenti, Usa e Ue non hanno saputo agire finora in modo credibile né sul terreno politico-diplomatico, né su quello militare. L’effetto di questa paralisi è stato il rafforzamento del regime di Gheddafi, che così ha potuto gettare indisturbato sul piatto della bilancia le sue truppe e i suoi mezzi militari, i suoi mercenari, la sua minacciosa e abile strategia mediatica volta a intimidire gli occidentali.
'M proud of you!