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Una nuova legge elettorale: ma quale?
Scritto da Renato Cantagalli   
Sabato 13 Novembre 2010 12:46

Da tempo i Comitati per le Libertà hanno dimostrato che sul tema della legge elettorale, e forse non solo su questo, stanno un passo avanti rispetto ai partiti: da anni si battono per una legge elettorale che crei una vera democrazia diretta, permettendo ai cittadini di scegliere i propri candidati, votarli e giudicarli alla fine del mandato.

Che questo sia un governo che non ha più la maggioranza del 2008 lo sanno anche i bambini. I due presidenti, quello del Consiglio Silvio Berlusconi e quello della Camera Gianfranco Fini, fanno a gara per delegittimarsi reciprocamente. L’uno invoca le dimissioni dell’altro. Se il Cavaliere accusa l’ormai avversario di incoerenza, la reazione della terza carica dello Stato non si fa attendere.

Il governo tira a campare e l’opposizione, come di consueto, torna a dividersi: il Pd pensa a un governo di salute pubblica (entrando, ovviamente, a far parte dell’equipe medica), un esecutivo tecnico retto da democratici, dipietristi, centristi e futuristi, magari con l’attuale Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, a fare il presidente del Consiglio.

Il Partito democratico in sostanza chiede tempo: deve organizzarsi, decidere il programma (cosa non facile viste le divisioni interne) e soprattutto aspettare per vedere chi sarà l’eventuale candidato premier del centrosinistra. Ma a quel punto ad agitare le acque c’è Niki Vendola, che vorrebbe, non a torto, le elezioni al più presto perché forte del consenso che ha tra gli elettori del Pd e della sinistra. Ma si sa in casa Pd tutto è bene finché conviene: sì alle elezioni ma solo dopo aver messo i bastoni tra le ruote al numero uno di Sinistra, Ecologia e Libertà. La scusa è sempre la stessa, fare prima la legge elettorale. Già! Peccato che sul piatto avanzato dall’opposizione ci siano le più disparate proposte che vanno dal maggioritario al proporzionale con sbarramenti vari, a seconda delle esigenze contingenti delle varie forze politiche. C’è poco da fare l’aria si fa pesante e tutto lascia presagire una guerra tra compagni.

Per fortuna anche all’interno del partito democratico c’è chi pensa che sia opportuno bagnare al più presto i vestiti nell’Arno. No al governo tecnico, sì alle elezioni, qualora il Cavaliere si dovesse dimettere, e soprattutto tutti al lavoro per un centrosinistra innovativo che avanzi al Paese una chiara proposta politica che non sia più soltanto funzionale alla crisi del centrodestra. Il sindaco di Firenze Matteo Renzi, vorrebbe insomma rottamare il vecchio e i vecchi per fare largo al nuovo e ai giovani.

Più sfumata la posizione dell’Udc che pensa a un governo di unità nazionale con dentro esponenti di tutti i partiti. Manco fossimo in guerra!

L’Italia dei Valori preferirebbe invece andare alle urne forte dei sondaggi che la danno tra il 6 e l’8%.

Il quadro è chiaro. Mandare via Berlusconi è il fine comune. I metodi sono ovviamente diversi perché strumentali agli opportunismi dei diversi partiti.

Il centrodestra non sta vivendo uno dei suoi periodi migliori. Il capo sembra stanco e appannato e non fa altro che peggiorare la situazione con uscite a dir poco goliardiche se non addirittura ridicole. Il Pdl è diviso da una lotta fratricida. La Lega vorrebbe andare subito a votare ma è combattuta tra nuove elezioni che la vedrebbero allungare il passo e il seguire Berlusconi e il suo “andiamo avanti”. La speranza è che questa maggioranza riesca almeno a mangiare il panettone per approvare la finanziaria. Far precipitare il tutto prima di quella data è un rischio che il paese non può permettersi di affrontare.

Ad avere in mano la situazione è senza dubbio Gianfranco Fini che intanto prende tempo e pensa a strutturare il suo partito “Futuro e Libertà”. L’ex delfino di Almirante ha messo da parte la sua storia e, noncurante del fatto che oltre a essere un leader politico è soprattutto la terza carica dello Stato, si muove come vero arbitro del gioco: continuare ad appoggiare il governo, magari dall’esterno, accordarsi con la sinistra per un esecutivo tecnico oppure portare il Paese alle urne.

Il presidente della Repubblica intanto fa l’osservatore ma sa che prima o poi si troverà a gestire una situazione molto delicata: scegliere, ove ve ne fosse la possibilità, se affidare l’incarico a qualcun altro o sciogliere le Camere.

Ma fermiamoci un attimo a sognare la nostra Italia come un Paese normale: se cade un governo e cambia la maggioranza la parola dovrebbe tornare agli elettori. I partiti, preso atto del fallimento della per nulla democratica attuale legge elettorale, dovrebbero presentare all’interno del loro programma una proposta di nuova legge elettorale.

Dire chiaramente ai cittadini con quale sistema sia giusto andare a votare.

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