| Perché il Muro non ritorni |
| Scritto da Ombretta Bertini |
| Martedì 01 Giugno 2010 13:01 |
|
Dopo la denuncia dei metodi della Stasi ne “Le vite degli altri”, Oscar per il migliore film straniero nel 2006, è oggi un’opera per la tv a far emergere l’autentico mood di questo tempo, segnato da irrimediabili confusioni. La realtà rischia di rivelarsi più disturbante della finzione, visto che, dei 1001 intervistati, un tedesco su 7 nella ex-DDR e uno su 12 all’Ovest venderebbe a un partito il proprio diritto di voto per 5000 euro. “E’ un segnale forte, si sta perdendo il senso della Storia e della democrazia anche nell’Ovest della Germania, un problema generale che si riflette a livello europeo anche nella diminuzione dei votanti alle elezioni, come è avvenuto recentemente in Francia” commenta Agostino Giovagnoli, docente di storia contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano. “C’è un minor senso della partecipazione politica, un oblio del passato comprensibili anche alla luce del fatto che non viviamo più, come un tempo, in un contesto fortemente ideologico. Le ideologie possono essere pericolose ma spingono comunque l’individuo a prendere una posizione e a partecipare attivamente alla politica. All’attuale declino ideologico non corrisponde un’adeguata motivazione civica, si avverte anzi una percezione d’impotenza che può portare a gravi forme di irresponsabilità”. Questo mentre, in altre parti d’Europa, esiste chi ancora combatte contro l’oblio di ciò che è accaduto nei paesi del blocco sovietico e che, in forme nuove e distorte, continua ad accadere. Come Vladimir Bukovsky, emblema della dissidenza sovietica e presidente dei Comitati per le libertà, che ogni 7 novembre celebra Memento Gulag, giornata della memoria delle vittime del comunismo e di tutti i totalitarismi. Ma non tutti la pensano allo stesso modo. A volte i sondaggi vanno letti al di là delle idealità e della tentazione di vedere nei risultati la regressione apocalittica di un intero popolo al non-agire. Meglio attenersi strettamente al dato geografico ed economico: “Che un tedesco su quattro si auguri il ritorno del Muro, di per sé non significa molto”, afferma Angelo Panebianco, politologo ed editorialista del Corriere della Sera. “E’ spiegabile semplicemente considerando gli altissimi costi che l’unificazione, nel modo in cui è stata condotta da Helmut Kohl, ha significato per i tedeschi dell’Ovest, che da un giorno all’altro si sono trovati addosso la pesante eredità della Germania orientale. Non è un problema di Muro o meno. All’Est hanno cominciato a confrontarsi con le durezze del capitalismo dopo aver vissuto per decenni con i soldi garantiti dal regime, pochi, ma sicuri. Non è dunque strano che emergano queste prese di posizione, che da sole non significano necessariamente una rinuncia alla democrazia”. Ma nel leggere questi dati non è possibile prescindere da una componente filosofica e umanistica: “Manca la convinzione etica, politica o religiosa che sia” afferma Giovagnoli. “Ciò che sta accadendo in Germania e, in modi diversi anche da noi, è un vero e proprio ‘congedo dalla Storia’. E’ come se il passato non insegnasse nulla e dovessimo ancora decidere che cosa vorremmo ‘fare da grandi’. L’Occidente non può permettersi di perdere, per negligenza, la stretta correlazione tra stabilità e libertà di fare, che non è mai divisa dalla libertà in senso politico, come avviene in Paesi come la Cina”. Panebianco non è convinto: “Non credo affatto che si stia perdendo il senso storico, né tanto meno quello della democrazia. Se ciò accade è perché bisogna studiare di più e meglio.” Del resto, commenta Giovagnoli, “proprio oggi il singolo può fare cose impensabili fino a pochi anni fa. La partecipazione si è allargata anche grazie alla tecnologia, che dà enormi possibilità di informazione e partecipazione. Basti pensare all’internazionalità di Internet, attraverso cui si può scegliere il tipo di impegno che si vuole portare avanti, che si tratti dell’ambiente o della pace nel mondo”. Nessun alibi, dunque, nessuna apocalisse alle porte? Forse no. I muri, quando ci sono, sono essenzialmente mentali. E si possono abbattere. Fonte: Corriere della Sera 15/03/2010, Bild On-Line www.bild.de |

La storica immagine di Willy Brandt in piedi davanti alla folla esultante il 10 novembre 1989 rischia di perdere nerbo di fronte al risultato shock di un sondaggio compiuto in Germania il 14 marzo scorso. Secondo l’indagine, condotta da Emnid, importante istituto di ricerche sul mercato, un tedesco su quattro troverebbe “desiderabile” che il Muro di Berlino fosse ancora in piedi. Il sondaggio è stato creato in occasione della messa in onda del film tv “Die Grenze” (“Il confine”) trasmesso su Sat.1. In un futuro di crisi economica, attacchi terroristici e debolezza istituzionale, la regione di Mecklenburg-Vorpommern si separa dal resto della Germania sotto la guida di politici estremisti, proclamando la repubblica “socialista” ed erigendo un nuovo muro di confine. Un dramma sull’impotenza dei partiti e sulla perdita di fiducia nella democrazia che porta a una risoluzione dal sapore dittatoriale.