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Riflessioni sul moralismo dei nuovi qualunquisti radicaleggianti
Scritto da Giuseppe Brescia   
Giovedì 01 Ottobre 2009 12:05

La lezione delle storie è sempre illuminante per la interpretazione e l’intelligenza del presente, giusta la metodologia storiografica italiana da Machiavelli e Guicciardini a Croce. Ora, ci soccorre tra le mani un passo di straordinaria e significativa attualità, tratto da uno dei tanti libri di un dotto e versatile politico e scrittore del Risorgimento, il lucano Ferdinando Petruccelli della Gattina (Moliterno 1815 – Napoli 1890), uomo che viaggiò molto in Italia, Gran Bretagna e Francia, fu amico di Edgar Quinet e Victor Hugo, Mazzini e Settembrini, di Imbriani e dei Poerio, Francesco Paolo Bozzelli e Carlo Troya, Cavour e Gladstone. Il suo libro più famoso, I moribondi Palazzo Carignano conquistò da Laterza una Prefazione di Giustino Fortunato. La sua intensa e poliedrica attività giornalistica fece dire al Croce nel tomo quinto della Letteratura della Nuova Italia: “ebbe un gran numero di lettori e ammiratori e parve una fontana zampillante di vivacissimo spirito”.

“Fontana zampillante di vacissimo spirito”, il Petruccelli ( di cui si occuparono degnamente Luigi Capuana e Luigi Russo, Giovanni Spadolini e Giuseppe Santonastaso, Mario Sansone e Antonio Di Chicco ) lo è ancora per noi, oggi, dal momento che segna in sue gallerie di profili storici, “I fattori e malfattori della politica europea contemporanea”, i cosiddetti Dii Maggiori (cioè i protagonisti tra il 1848 e il 1866), Dii Minori (vale a dire i Sella, i Minghetti, gli Spaventa e altri operanti tra il 1866 e il 1876) ed infine Il Cenacolo dei Semidi (quali Depretis, Mancini, Nicotera, Farini, Proudhon, Blanaqui e altri ancora).

Ma quel che risulta degno di nota è il commento puntuale e calzante che il Petruccelli affidava alla sua rappresentazione storica degli uomini del Risorgimento e del postRisorgimento osservando – a memoria dei nostri moralisti squallidamente pettegoli del giorno d’oggi, i quali, privi di argomenti, s’affanno a guardare dal buco della serratura di noti leaders politici italiani o stranieri. “Si badi – avverte il Petruccelli – che quando io parlo degli uomini, intendo parlar sempre dell’uomo politico, della sua morale politica, della sua condotta politica. L’uomo sociale, come la soglia della sua casa, è per me inviolabile. My House is my Castle, dicono gl’inglesi. E questa pure è la mia divisa. Se certe fisonomie riescono poi malucce , gli è perchè l' individuo è tale. Scrivendo storia io dimentico di essere deputato di Sinistra e pubblicista di diarii di opposizione: storico per la posterità; italiano dirimpetto allo straniero; progressista illuminato, per lo svolgimento della libertà italiana".

Questo monito è altissimo anche per il noto “Times” di Londra: non sappiamo se “Murdoch lo squalo addenta Berlusconi per salvare Sky”, come titola “Il fatto. Politica e Privacy”, ad esempio, “Il Giornale” del 2 Giugno 2009. Certo, non è all’ altezza della autentica tradizione liberale anglosassone l’aver ficcato il viso e affondato colpi osceni nella vita privata di un nostro leader politico, tanto più non occasionalmente ma sistematicamente e quindi “strategicamente” (direbbe Habermas), dimenticando il classico “My House is my Castle”! Dimenticando – come chiosava nobilmente il repubblicano Petruccelli della Gattina che “la soglia della sua casa è inviolabile”!

I giornalisti del “Times” dovrebbe insorgere e ribellarsi di fronte a tali recenti condotte illiberali, assunte nelle pieghe del dibattito etico-politico e della strategia mediatica, da loro colleghi e ispiratori economici e politici. L’Italia opa libera dovrebbero censurare siffatti accadimenti, piuttosto che indulgere al moralismo d’accatto dei nuovi radical chic, che, a corto di argomenti seri e validi, smentiscono e tradiscono persino le loro origini liberali, il cristiano pudore e la virtù della pietas, la parabola di Gesù e l’adultera, finemente postillata dal Croce nel 1939, settant’anni addietro circa, il “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

“Oh gran bontà dei cavalieri antiqui!”

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