| Se l'analisi della crisi è sbagliata, inevitabilmente lo sarà anche la cura |
| Scritto da Adriano Teso |
| Sabato 27 Giugno 2009 00:26 |
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In questo mese è un susseguirsi di autorevoli analisi sulla crisi economica, sulle sue conseguenze e sulle previsioni di quando e come se ne uscirà. Più o meno tutti concordano nel dire, supportati da numeri che confermano ciò, che:
Ma su ciò non viene fatta alcuna considerazione e ci si limita a dire che c’è una crisi mondiale e il nostro export non tira. Appare invece del tutto evidente che, se i consumi ci sono stati e non ci sono state produzioni italiane, abbiamo consumato beni prodotti all’estero. E l’estero non ha consumato altrettanti beni prodotti in Italia. E questo trend continua sempre di più. Essendo il consumatore normalmente attento, significa che acquista beni prodotti all’estero perché riscontra una migliore qualità / prezzo. Perché le industrie italiane non producono qualità o sono improduttive? Assolutamente no. La qualità è fra le migliori al mondo, così come la produttività oraria. E’ il prezzo che è diventato insostenibile. E lo è perché i prodotti esteri non sono gravati dagli ormai insopportabili costi del sistema Italia. Che ricordo sono: costo della burocrazia e dei posti di lavoro improduttivi, intralci burocratici, mercati non trasparenti e funzionanti, costo dell’energia, poche ore di lavoro, alte tassazioni sul lavoro e sulle aziende, rigidità del mercato del lavoro, infrastrutture per la logistica inadeguate, giustizia lenta e poco certa, elevati costi e sprechi nella pubblica amministrazione e sanità, costi pensionistici insopportabili. Mi pare che ancora poco e troppo lentamente si stia lavorando su questi temi. Ogni giorno di ritardo, come per un ammalato che ritarda l’inizio della cura, renderà sempre più difficoltoso il recupero. E la disoccupazione innescherà ulteriori gravi problemi. |


In altri termini, è l'intero sistema paese a dover essere ripensato. E in fretta!