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Perché difendo il sistema proporzionale
Scritto da Fabio Florindi   
Giovedì 03 Gennaio 2008 00:52

Ma davvero maggioritario e bipolarismo hanno garantito alternanza di governo e stabilità in Italia? E il proporzionale della cosiddetta prima Repubblica, invece, sarebbe sul serio la causa dei peggiori mali che hanno afflitto la democrazia italiana?

Questa cantilena, che ci sentiamo ripetere ormai da 15 anni, ha dell’assurdo. Maggioritario e proporzionale sono entrambi ottimi sistemi elettorali. In Europa la Spagna e la Germania hanno entrambe un sistema proporzionale, eppure non sono mancate mai nel loro parlamento alternanza e governabilità.

In Italia le cose sono andate diversamente. Nella prima Repubblica la Democrazia cristiana è stata al governo per quasi 50 anni. Ma non era il sistema in sé che impediva l’alternanza, bensì il voto degli italiani. Negli altri Paesi europei, infatti, fra gli anni '60 e '70 i partiti socialisti sono diventati i leader indiscussi della sinistra a danno dei comunisti, ponendosi come valide alternative ai partiti popolari che fino ad allora avevano governato.

In Italia tutto questo non è successo. Le urne hanno continuato, inspiegabilmente, a premiare il Pci, anche quando ormai la storia ne aveva decretato la sconfitta culturale. Per questo il partito socialista non ha potuto porsi come l’alternativa di sinistra, ma ha dovuto allearsi al governo con la Dc. Ecco, quindi, la ragione dell’assenza di alternanza al governo: la colpa non era del proporzionale, ma di quel 30% circa di voti al Pci che in pratica rendeva l’asse cattolico-socialista l’unica soluzione possibile. Se ci fosse stato il maggioritario sarebbe successa la stessa cosa: la Dc al potere dal dopoguerra al 1994, ma senza gli alleati minori.

Oggi, tuttavia, la situazione è completamente mutata, e non essendoci più quel 30% di voti che blocca la democrazia, l’alternanza diventerebbe una soluzione fisiologica a prescindere dal sistema elettorale.
Quello di conoscere prima del voto le alleanze, poi, è un inganno bello e buono. L’unico frutto che ha dato è stato quello di costruire accozzaglie di partiti e partitini, diversissimi fra loro, che litigano continuamente ad ogni occasione. La sola cosa che li tiene assieme è l’attaccamento alla poltrona, e il modo per mantenerlo più a lungo è l’immobilità. L’Italia è un Paese dove le grandi riforme non si fanno più, si vivacchia alla giornata, senza affrontare mai di petto i problemi. Non sarebbe meglio votare un partito, costretto a correre da solo al momento del voto, e far decidere in seguito le alleanze alla classe dirigente? Se le nostre aspettative vengono tradite, infatti, nella successiva tornata si potrà sempre assegnare il voto ad un’altra formazione politica. Non è questa la vera democrazia? Sarebbe molto meglio una simile soluzione, piuttosto che essere costretti a scegliere fra i due poli attuali che non sono né cattolici, né liberali, né socialisti, né comunisti, ma solo centri di distribuzione di potere e poltrone.

E che dire del referendum? Il premio di maggioranza al partito maggiore e non alla coalizione non risolverebbe affatto il problema della frammentazione. Molti "cespugli", infatti, in cambio del loro sostegno al partito principale chiederanno sicuramente un certo numero di posti sicuri in lista per i loro uomini, svilendo di fatto i buoni propositi della riforma.
Un proporzionale con una soglia di sbarramento (non aggirabile) al 3% o al 5% garantirebbe una minima pluralità politica che, data la storia e l’eterogeneità dell’Italia, non possono essere ignorate ed eliminerebbe anche il rischio di una eccessiva frammentazione.

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Commenti (3)
  • Nikolaus  - Il problema sono i partiti
    Il problema del proporzionale è essenzialmente quello dei partiti. Se li si delega a formare coalizioni senza mandato vincolante, ci si affida loro mani e piedi, senza poter influire sulle loro decisioni successive. Sarebbe come affidare a un amministratore la gestione incontrollata dei nostri risparmi, riservandoci di revocare il mandato ogni cinque anni. Solo che, durante quel periodo, loro possono mandarci sul lastrico e arricchirsi senza problemi. Ecco perché il sistema parlamentare-proporzionale meglio deve essere chiamato con un nome antico e sempre moderno: partitocrazia. Per cui, cari proporzionaisti, scusate, ma fateci il piacere: i nostri soldi - pardon i nostri voti _ lasciateli gestire in prima persona a noi cittadini. Siamo capaci di sbagliare da soli . :( :(
  • McSac
    Il rischio forte, secondo me, è che se non si mette mano nel modo giusto alla legge elettorale i partiti saranno sempre meno disposti a cedere il loro potere aprendo alla partecipazione popolare e - quindi - alla democrazia. In gioco c'è la democrazia... che negli ultimi anni ha subito pesanti colpi trasformandosi, di fatto, in una sostanziale oligarchia partitocratica. Il cittadino elettore vota e dà una delega in bianco ai partiti. Volete questo? Io vorrei qualcosa di diverso... vorrei un sistema in cui gli elettori scelgono leader e programma di governo. Vorrei un sistema dove chi vince governa - e si sa subito chi è che deve governare - senza dare piena libertà di mercanteggiare ai partiti.
  • giorgio secreto
    difendere il sistema proporzionale è impedire l'arrivo di una vera democrazia liberale.Per l'Italia chi difende il proporzionale temo che menta coscientemente: dimentica che il sistema uninominale non c'è mai veramento stato.
    Il sistema uninominale, quale oggi attuato in altri paesi, ha dei limiti. Possono essere superati. Nonostante il teorema di Arrow è possibile dimostrare l'esistenza di un sistema di tipo uninominale che permetta di mandare al governo i rappresentanti di una vera maggioranza di cittadini.(50%+1)
    Mi fa infine specie che non si tocchi il fondamentale problema della democrazia: la separazione del potere esecutivo da quello legislativo
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