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Industriali: meno applausi e più idee
Scritto da Salvo Iavarone   
Martedì 17 Ottobre 2006 12:17

ImageNon di rado Confindustria (lo han detto anche al convegno di Capri) cita il recente fallimento dei negoziati di Doha Round, con i quali si è tentato invano mesi fa di trovare nuovi assetti all' interno del WTO (organizzazione mondiale del commercio), a beneficio del libero scambio internazionale. L'associazione giustamente e anche opportunamente dato il suo ruolo, si smarca rispetto a simpatie partitiche o di coalizione. Ma bisogna stare attenti affinché non ci si riduca a pura demagogia o, peggio ancora, ipocrisia. Mi spiego. Quando si sottolinea di fatto la necessità di aprire i mercati, e quindi si condannano i tentativi di Stato e burocrazia di porre argini, si pone senz'altro una questione politica, anche abbastanza attuale. E mi riferisco alle doppie rappresentazioni, ben diverse tra loro, prodotte dal Governo Prodi, che senz'altro non saranno sfuggite agli occhi attenti di Confindustria.

La prima, quella dei cosiddetti "botti di Bersani"; attraverso la quale si è voluta dare in prima battuta l' immagine di un' azione liberale, quasi liberista, sfidando lobbies, categorie e corporazioni. Ma poi abbiam visto come tassisti, farmacisti ed ordini professionali hanno saputo, come si suol dire, "sciogliere nell' acqua fresca" i bellicosi propositi del Governo. Il quale non ha poi perso tempo a rappresentare la sua vera anima. Statalista, nemica autentica della necessità di aprire i mercati. E quindi abbiamo assistito al " niet" di Prodi e compagni sull' accordo internazionale AUTOSTRADE- ABERTIS, alla strana vicenda TELECOM per molti aspetti ancora misteriosa ma che per certo ha visto la Stato tirar fuori 10 miliardi di euro; la cancellazione del silenzio- assenso di 90 gg relativo alle soprintendenze, che in tal modo si apprestano a ridiventare padrone assolute di tante paralisi passate, ma a questo punto anche future; lo storno del TFR all'Inps tanto contestato, ed altri provvedimenti già visti o che verranno, aventi un unico comune denominatore: il grande ritorno del pachiderma- stato accentratore (alla faccia di ogni federalismo). In piena sintonia con il fallimento di Doha Round, del quale si parlava in apertura.
Quindi, tornando alla questione politica ed alla legittima neutralità dell'associazione di viale Astronomia, ci si pone comunque di fronte all' imbarazzo di dover giudicare le prime azioni di governo, rispetto alla pur dichiarata necessità di aprire i mercati.

Infine due aspetti, non marginali: Università, e Pubblica Amministrazione. Il presidente Montezemolo ha sovente sottolineato lo scarso livello di efficienza delle nostre università, la conseguente fuga di cervelli. Ebbene, sempre a proposito della necessità di approfondimenti, già citata: come mai nessuno ha menzionato, tra tanti fiumi di parole scorsi negli ultimi mesi, la battaglia che il prof. Luigi Zingales ha combattuto dalle colonne del Sole24ore un po' di tempo fa, quando sosteneva che le Università dovevano subire a suo vedere una radicale trasformazione strutturale, andando in competizione tra loro e soprattutto lasciando che gli studenti potessero scegliere, pagando l' ingresso negli atenei tramite un fondo, erogato dallo Stato a condizioni di favore? E soprattutto, perché il prof. Zingales non è stato debitamente affiancato da chi oggi si lamenta sugli immobilismi dei nostri atenei? Ed anche sulla P. A. , considerazioni analoghe.

Pietro Ichino ha condannato fortemente sul Corriere della Sera i cosiddetti "nullafacenti" della Pubblica Amministrazione, deleteri, anche come cattivo esempio per altri; arrivando anche a proporre soluzioni per individuarli, e quindi liberarsene. Anche lì, chi inveisce contro le inefficienze della burocrazia, riscuotendo facili applausi, non mi sembra che si sia "scervellato" più di tanto sulle tesi di Ichino. E quindi, cari Colaninno e Montezemolo, vanno bene belle assemblee, confortate anche da tanti pur simpatici sorrisi. Ma cerchiamo di organizzare anche qualche " laboratorio di pensiero" dal quale tirar fuori tesi che diano veramente fastidio a qualcuno.

***

Salvo Iavarone è il presidente dell'ASMEF (Associazione Mezzogiorno Futuro)

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